Toscana a “Birra dell’Anno 2026”: 2 ori, 2 argenti, 4 bronzi e 3 menzioni per 11 riconoscimenti complessivi
La premiazione si è svolta a Rimini, nel corso di Beer&Food Attraction, nel trentennale del movimento craft italiano, che ha visto trionfare Birra dell’Eremo come Birrificio dell’Anno.
Per i birrifici toscani il medagliere conta 11 riconoscimenti complessivi, così ripartiti: 2 medaglie d’oro, 2 argenti, 4 bronzi e 3 menzioni. Un risultato che conferma la vitalità del movimento regionale e la capacità di distinguersi in categorie molto diverse tra loro, dalle produzioni di ispirazione belga alle interpretazioni più strutturate e contemporanee.
A conquistare le due medaglie d’oro sono state Birrificio Calibro22 di Montevarchi (Arezzo), vincitore nella categoria Blanche/Witbier con “Fear of the Blanche”, e Birrificio Ad-Meata Brew House di Castel del Piano (Grosseto), primo classificato nella categoria dedicata alle birre con castagne con “La Gatta”. Calibro22 completa, inoltre, il proprio palmarès regionale con un bronzo grazie a “Kamasutra”, piazzato nella categoria English Strong Ale/American Strong Ale/Scottish Ale.
Due gli argenti toscani: Mudita Brewery di Collesalvetti (Livorno) con “Wabi-Sabi” nella categoria American IPA e Birrificio Agricolo Poggio Rosso di Peccioli (Pisa) con “The Pilsenger” nella categoria German e Bohemian Pilsner.
Il medagliere regionale si arricchisce poi di quattro bronzi: oltre al già citato “Kamasutra” di Calibro22, salgono sul terzo gradino del podio Mudita Brewery con “Hygge” (Bock/Strong Lager), Poggio Rosso con “Nero a Metà” (American Porter/American Stout) e La Petrognola di Piazza al Serchio (Lucca) con “Metra” nella categoria delle birre con cereali speciali.
Accanto ai piazzamenti da podio, arrivano anche 3 menzioni: La Collina Trattoria & Birrificio Artigianale di Pescaglia (Lucca) ottiene due menzioni con “Rye Stout” e “War Is Over”, mentre Birrificio del Forte di Pietrasanta (Lucca) riceve una menzione con “La Mancina”.
“Birra dell’Anno è la fotografia più autentica del nostro movimento: qui non contano le mode, ma il lavoro, la cura e la coerenza – dichiara Vittorio Ferraris, direttore generale di Unionbirrai –. In un periodo complesso, con i consumi fuori casa in calo che si riflettono sull’intera filiera, questi risultati raccontano una comunità che non arretra. Il taglio delle accise, frutto di un impegno costante portato avanti da Unionbirrai a tutela dei piccoli produttori, ha dato ossigeno al comparto e dimostra che quando le istituzioni ascoltano il settore, le misure possono avere un impatto concreto. Trent’anni dopo il primo fermento del 1996 – aggiunge – celebriamo un comparto maturo, più consapevole e competitivo. Proprio per questo Birra dell’Anno continua a fondarsi sulla degustazione rigorosamente alla cieca: è il metodo che garantisce imparzialità, tutela il merito e rafforza la credibilità del premio, assicurando che a vincere sia esclusivamente la qualità”.
