In Italia sono attive oltre 540mila imprese a conduzione extracomunitaria e rappresentano il 7.2% del totale delle aziende presenti nel nostro paese. Ma il dato più rilevante riguarda l'occupazione: tra 500mila e 550mila lavoratori italiani sono oggi impiegati in queste realtà imprenditoriali, costituendo il 2,1-2,5% dell'occupazione nazionale complessiva.
L'integrazione che non ti aspetti: i numeri del fenomeno
È questa l’ultima stima di Susini group, studio fiorentino leader nella consulenza del lavoro, che ha voluto evidenziare un argomento troppo spesso sottovalutato nel dibattito politico. Seguendo questi dati, si può facilmente intuire che l'imprenditoria extracomunitaria non sia soltanto un'opportunità per i cittadini stranieri, ma rappresenti ormai un pilastro occupazionale significativo anche per i lavoratori italiani.
Manager e consulenti: cosa fanno gli italiani nelle aziende extracomunitarie
«Le mansioni svolte dagli italiani in queste aziende sono prevalentemente qualificate: il 35% gestisce i rapporti con la clientela italiana, il 25% si occupa di amministrazione e burocrazia mentre il 20% ricopre ruoli di supervisione e controllo qualità», ha dichiarato Sandro Susini, a capo di Susini group.
Dall'edilizia al commercio: la mappa dei settori dominanti
Le imprese a conduzione extracomunitaria rientrano soprattutto nei seguenti settori: al primo posto c’è il commercio, che domina con 165-175mila aziende presenti nel nostro territorio (37,2%), seguito dalle costruzioni (110-120mila, 24,6%) e dalla ristorazione (45-50mila Pmi).
Crescita a doppia cifra e contributo fiscale: il confronto con l'impresa locale
«Complessivamente, queste realtà impiegano tra 1,8 e 2,1 milioni di dipendenti totali, generando un contributo al pil nazionale stimato tra 65 e 75 miliardi di euro e un gettito fiscale di 8-10 miliardi annui. Il trend decennale conferma una dinamica inarrestabile: mentre gli imprenditori italiani sono diminuiti del 6,4% dal 2013, quelli immigrati sono cresciuti del 27,3%, diventando protagonisti insostituibili del tessuto produttivo nazionale», ha aggiunto Sandro Susini.
Il nodo stipendi e il boom delle società miste
L’unico elemento negativo che emerge riguarda gli stipendi. «Le retribuzioni medie per i lavoratori italiani impiegati in imprese extracomunitarie si attestano tra 23mila e 30mila euro lordi annui, inferiori alla media nazionale (che è di 27.000-33.000 euro). Questo divario, va detto, riflette la concentrazione in settori tradizionalmente meno remunerativi e la prevalenza di piccole dimensioni aziendali», ha dichiarato Susini.
Infine, alcune nazionalità sono più attive di altre nel campo dell’imprenditoria. Secondo la stima di Susini group cinesi e rumeni sono quelli più presenti in assoluto, seguiti da marocchini e albanesi. Interessante anche il fenomeno delle società miste italo-extracomunitarie: sono 85-95mila imprese - circa il 18-20% del totale - che vedono partnership tra italiani e stranieri, testimoniando un'integrazione economica sempre più profonda in questo momento storico.
