24 Febbraio 2026

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Cubani in Messico: un’esistenza sospesa tra limbo legale, insicurezza e crisi identitaria

Cubani in Messico: un’esistenza sospesa tra limbo legale, insicurezza e crisi identitaria

di Yuleisy Cruz Lezcano

In diverse regioni del Messico, migliaia di cittadini cubani vivono una quotidianità fatta di incertezze, rischi e precarietà. L’assenza di una protezione istituzionale chiara da parte dell’Ambasciata di Cuba lascia molti di loro senza riferimenti stabili, in bilico tra la ricerca di una vita dignitosa e l’esposizione a pericoli sociali ed economici. Questa situazione, descritta da organizzazioni umanitarie come il Center for Engagement and Advocacy in the Americas (CEDA), è parte di un fenomeno migratorio più ampio, che ha visto oltre 38.000 cubani richiedere asilo in Messico nel 2025, facendo del paese centroamericano uno dei principali scenari di emigrazione cubana nel mondo. 

Negli ultimi anni, il Messico è diventato non solo un punto di transito verso gli Stati Uniti, ma anche una meta dove molti cercano di regolarizzare il proprio soggiorno e ottenere protezione internazionale. Secondo la Commissione messicana per l’assistenza ai rifugiati (COMAR), decine di migliaia di cubani hanno presentato richieste di asilo negli ultimi anni, con il numero delle domande in costante crescita. Tuttavia, l’accesso a una protezione effettiva è limitato: meno del 3% dei richiedenti riceve un permesso umanitario o uno status di rifugiato, lasciando la grande maggioranza in uno stato di vulnerabilità. In città di confine come Tapachula o Tijuana, molti rimangono bloccati per mesi o anni in attesa di un appuntamento o di una decisione ufficiale, con poche prospettive di lavoro formale o di accesso ai servizi di base. 

Le statistiche messicane segnalano che oltre 27.000 cubani sono stati identificati in situazione migratoria irregolare tra gennaio e maggio 2024, confermando la dimensione rilevante di questo flusso e la difficoltà delle politiche migratorie di rispondere efficacemente alle esigenze di protezione. Questa complessa condizione si traduce in una vita quotidiana sospesa, in cui molte persone devono arrangiarsi con lavori informali, spesso precari o sottopagati, mentre attendono una risposta dalle autorità competenti. Alcuni, come i deportati dagli Stati Uniti, raccontano di essere stati rilasciati senza alcuna indicazione su come muoversi una volta fuori dai centri di detenzione, costretti a cercare un modo per sopravvivere senza documenti né tutele. 

La vulnerabilità di questi migranti non è solo giuridica, ma anche umana. La mancanza di protezione esplicita da parte delle autorità diplomatiche del proprio paese spinge molti a sentirsi “figli senza terra”, bloccati in un limbo in cui né lo stato di origine né quello di transito offrono garanzie reali. In molte occasioni, i migranti organizzano manifestazioni e caravan per chiedere la regolarizzazione dei loro status migratori, percorrono centinaia di chilometri verso Città del Messico o altre città, nella speranza di un lavoro, di permessi legali, di una prospettiva futura per se stessi e per le loro famiglie. 

Il contesto sociale e istituzionale in cui si muovono i cubani in Messico è segnato anche da una percezione di indifferenza o lentezza burocratica, che in alcune aree contribuisce a una sensazione di esclusione. Organizzazioni umanitarie e gruppi di sostegno evidenziano che la mancanza di informazioni chiare, la difficoltà di accesso ai servizi pubblici e la precarietà delle condizioni di vita generano non solo una crisi materiale ma anche psicologica: molti migranti si confrontano con una crisi di identità, tra la nostalgia della patria, la speranza di un futuro migliore e la durezza della condizione di irregolarità. 

La situazione mette in luce la fragilità di milioni di persone costrette a muoversi per motivi economici, politici o sociali e la difficoltà degli Stati, nazionali e stranieri, di fornire adeguate risposte in tempi rapidi. In un mondo globalizzato, dove la migrazione è una componente strutturale dei fenomeni demografici, questi casi ricordano che le politiche di protezione internazionale e le risposte istituzionali, sia diplomatiche che umanitarie, non possono rimanere marginali o insufficienti. La vita di chi cerca rifugio e sicurezza non può rimanere sospesa tra frontiere invisibili e burocrazie lente: è una questione di diritti umani, di dignità e di futuro per intere famiglie e comunità. In un Messico segnato da violenza, insicurezza e procedure migratorie complesse, migliaia di cittadini cubani si trovano in una condizione di estrema vulnerabilità, sospesi in un limbo legale senza tutele né protezione istituzionale chiara. Nonostante l’intensificarsi delle migrazioni dall’isola caraibica, l’Ambasciata di Cuba in Messico non ha emesso, fino ad oggi, avvisi di protezione specifici per i suoi cittadini migranti, lasciando molti privi di orientamento e sostegno ufficiale in un contesto già di per sé precario.

 

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