16 Febbraio 2026

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Iscrizioni a scuola, il maltempo allunga i tempi: nuova scadenza al 21 febbraio. La proroga come atto di fiducia (sotto cieli avversi)

Iscrizioni a scuola, il maltempo allunga i tempi: nuova scadenza al 21 febbraio. La proroga come atto di fiducia (sotto cieli avversi)

di Alessio Cioni

 

In un Paese meno fantasioso del nostro, una scadenza è una scadenza. Cade con puntualità chirurgica e nessuno si sogna di discuterla. Da noi, invece, il tempo è una materia più duttile: lo si rispetta, ma gli si riconosce anche una certa inclinazione al dialogo. E così, quando le avverse condizioni meteorologiche hanno colpito diversi territori — piogge insistenti, criticità nella viabilità, disagi nei collegamenti e nei servizi — le iscrizioni scolastiche hanno trovato qualche giorno in più sul calendario.

La decisione è stata motivata con chiarezza: le difficoltà causate dal maltempo hanno reso più complicate le procedure per molte famiglie e per le segreterie scolastiche. Non è difficile immaginare la scena. Strade rallentate, uffici che lavorano a singhiozzo, connessioni instabili proprio nel momento in cui si deve inviare una domanda che, per un genitore, ha il peso simbolico di un piccolo esame di maturità domestico. Per questo motivo, il termine inizialmente fissato è stato prorogato dal 14 febbraio al 21 febbraio (ore 20:00), concedendo una settimana supplementare per completare le iscrizioni.

Non è una notizia clamorosa. Non cambierà le sorti dell’istruzione nazionale. Ma racconta qualcosa di noi.

C’è, in questa proroga, un tratto tipicamente italiano: la capacità di adattarsi all’imprevisto. Il sistema, quando la realtà si fa più ostinata del previsto, sceglie di non irrigidirsi. Non alza la voce. Concede tempo. Non per leggerezza, ma per riconoscere che dietro ogni modulo compilato c’è una famiglia vera, con orari complicati e problemi concreti.

Eppure, la domanda resta legittima: perché arriviamo sempre al limite prima di intervenire? Perché le scadenze sembrano acquistare pieno significato solo quando rischiano di essere disattese? La scuola è il luogo dove si impara il valore del tempo, la disciplina, il rispetto delle regole. Ogni proroga, anche quando necessaria, è un piccolo promemoria della fragilità organizzativa che ci accompagna. Ma sarebbe ingeneroso fermarsi qui. Le avverse condizioni meteorologiche non sono un dettaglio. Quando un territorio è messo alla prova dal maltempo, la normalità amministrativa diventa un lusso. Pretendere che tutto funzioni come in una giornata serena sarebbe più una dimostrazione di rigidità che di efficienza.

C’è qualcosa di rassicurante in un’istituzione che sa dire: “Aspettiamo che il cielo si schiarisca". Non è una resa, ma una scelta di equilibrio. La norma resta, la scadenza viene solo spostata. L’ordine non viene negato; viene adattato. Forse questa è la vera lezione preliminare che dovrebbe accompagnare l’anno scolastico. Le regole contano, ma contano anche le circostanze. Il rigore è necessario, ma non può ignorare la realtà. La proroga, nata dalle difficoltà meteorologiche e organizzative, diventa allora un gesto di attenzione più che un cedimento. Sarebbe bello, certo, vivere in un Paese in cui non servono proroghe. Ma finché il tempo atmosferico decide di intervenire nei nostri calendari, e finché le persone restano più importanti delle procedure, qualche giorno in più non è uno scandalo.

È un piccolo compromesso tra il dovere e la comprensione. E, a ben vedere, non è poco.

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