Pd Poggibonsi, la sfida di Gallerini: «Torniamo a pensare in grande. No all'uomo solo al comando, serve un partito autonomo e aperto»
Non è solo una questione di tessere, ma di anima e visione. Franco Gallerini ha rotto gli indugi e si è candidato alla segreteria del Partito Democratico di Poggibonsi con un obiettivo chiaro: guarire il partito dall'autoreferenzialità per restituirgli quel ruolo di "bussola" politica che sembra aver smarrito. Tra il richiamo allo spirito critico di Gramsci e la necessità di riconnettersi con il mondo del lavoro e dell'impresa, Gallerini lancia un monito: «Dobbiamo tornare a sognare infrastrutture e sviluppo, come facemmo trent'anni fa».
Perché ha deciso di correre per la segreteria del Pd di Poggibonsi proprio in questo momento?
«Perché voglio bene a questo partito e a questa città. Il Pd è una forza di governo con responsabilità enormi verso Poggibonsi. Credo sia fondamentale determinare un cambiamento, una prospettiva nuova sia nella conduzione interna che nella capacità di indicare la rotta per il futuro».
Parliamo di identità. A che punto è il Pd oggi?
«A livello nazionale, Elly Schlein ha ridato un’identità forte a un partito che rischiava di finire in un buco nero, rimettendo al centro lavoro e diritti e costruendo un'alternativa unitaria alle destre. A livello locale, però, ci sono limiti evidenti: siamo scesi a soli 300 iscritti. È un dato che impone una riflessione profonda: perché questa emorragia?».
Qual è la sua diagnosi su questo calo di consensi tra la base?
«Va cambiata radicalmente la pratica politica. Ho in mente tre parole chiave. La prima è No all'autoreferenzialità: non bastano le discussioni interne fatte di auto-esaltazione. Serve lo spirito critico, quello che Gramsci definiva un pensiero "giovane" e ancora attuale. La seconda è Indipendenza: la linea politica di Poggibonsi deve essere elaborata qui, non riportata da decisioni prese altrove. Infine, l'Autorevolezza: abbiamo perso il contatto con il mondo del lavoro, con l'associazionismo e con il settore produttivo, dagli artigiani agli imprenditori. Un tempo il Pd portava in Consiglio figure come Alinari o Bencini; oggi dobbiamo riannodare quei fili».
Lei ha parlato del rischio dell’"uomo solo al comando". Qual è la sua alternativa?
«Il segretario deve essere un facilitatore, un soggetto capace di fare sintesi tra le diverse sensibilità. Propongo tavoli di confronto permanente su temi concreti come il lavoro, aperti a iscritti e simpatizzanti. E voglio essere chiaro: le decisioni di quei tavoli devono diventare la linea del partito, non essere ignorate dalla segreteria un minuto dopo».
Il rapporto con l'amministrazione comunale è spesso un nervo scoperto. Come lo immagina?
«In questi anni il partito è stato spesso assente. È mancato il rapporto dialettico tra amministrazione e Pd, una novità negativa nella nostra storia. Un dialogo franco non serve a creare contrasti, ma a sostenere meglio la giunta. Un’amministrazione di sinistra è un valore, ma il partito deve avere il coraggio di indicare limiti e correzioni da fare, con franchezza e senza drammi».
Poggibonsi è reduce da un ballottaggio storico, un segnale di crisi per la sinistra. Cosa è successo?
«È una delle ragioni per cui mi candido: dopo quel voto non c'è stata una vera analisi. La coalizione è scesa sotto il 49% e la partecipazione al voto è stata bassissima, solo il 54%. Eppure, al referendum sulla giustizia l'affluenza era al 70% con una netta vittoria del No. Questo significa che i cittadini di sinistra ci sono, ma non si sentono più interpretati da noi. Dobbiamo smettere di essere arroganti e aprire un confronto paritario con le altre forze progressiste, da Avs alle liste civiche come Vivi Poggibonsi».
Recentemente ha incontrato Sinistra Italiana. È l'inizio di una nuova stagione di alleanze?
«Sì, ho esposto loro la mia visione: se sarò segretario, si aprirà una stagione di confronto paritario. Dobbiamo ricostruire una visione organica della città che tenga insieme sviluppo economico e difesa ambientale, integrazione dei nuovi cittadini e risposte alla povertà».
In chiusura, quale "sogno" ha per la Poggibonsi di domani?
«Dobbiamo tornare a pensare in grande. Oltre trent'anni fa, un gruppo di giovani sognò il Politeama, il recupero del Cassero e la salvaguardia delle colline: oggi quelle sono le nostre ricchezze. Ora dobbiamo guardare all'Europa, superare il deficit infrastrutturale e collegare Poggibonsi e la provincia di Siena ai grandi flussi nazionali, ai porti e agli aeroporti. Dobbiamo tornare a sognare per costruire. Bisogna ritornare a ripensare in grande».
