Diktat del ministero della Salute: il punto nascite di Campostaggia deve chiudere
Il ministero della Salute ha pronunciato il suo verdetto, destinato a scatenare dure reazioni politiche e sindacali sul territorio: la sala parto dell'ospedale Campostaggia a Poggibonsi dovrà chiudere i battenti. È questo l'esito del decisivo faccia a faccia avvenuto nei giorni scorsi tra i vertici dell’assessorato alla Sanità della Regione Toscana e il Comitato nazionale percorso nascita di Roma.
Mentre la Valdelsa subisce lo stop definitivo, tirano un sospiro di sollievo, seppur a tempo, il Valdarno e la Valdichiana: l'ospedale della Gruccia di Montevarchi ha ottenuto una proroga di dodici mesi, mentre il presidio di Nottola a Montepulciano guadagna due anni di tempo prima di dover fermare le culle.
Alla base della drastica decisione del ministero c'è il severo parametro imposto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), recepito a livello nazionale, che fissa a 500 parti all'anno la soglia minima di sicurezza per mantenere operativo un reparto di maternità. Strutture che registrano volumi inferiori vengono giudicate non idonee a garantire i massimi standard assistenziali, a meno che non si trovino in aree geograficamente isolate o montane (come l'Isola d'Elba o Barga), per le quali le deroghe scattano quasi in automatico.
Per Campostaggia, la chiusura è stata considerata inevitabile. La procedura ministeriale prevede adesso che l'interruzione progressiva delle attività della sala parto si consumi nell'arco dei prossimi dodici mesi. Il territorio perde così un servizio difeso strenuamente nei mesi scorsi sia dalla sindaca di Poggibonsi, Susanna Cenni, sia dai partiti di sinistra ed esponenti locali, che avevano definito "irricevibile" l'ipotesi di smantellamento in un'epoca storica di forte denatalità generale. Vivi Poggibonsi aveva dato vita ad una raccolta firme.
Se Poggibonsi piange, Montevarchi e Montepulciano riescono a rinviare lo spettro della chiusura grazie alle "soluzioni geopolitiche" presentate dalla Regione. L'ospedale della Gruccia a Montevarchi, da quattro anni consecutivi sotto la soglia critica dei 500 parti (attualmente a quota 480), è stato salvato in extremis grazie a una motivazione infrastrutturale: i massicci e persistenti lavori di manutenzione sul tratto valdarnese dell’autostrada A1. La Regione Toscana è riuscita a dimostrare che i conseguenti imbuti di traffico avrebbero allungato pericolosamente i tempi di percorrenza stradale verso l’ospedale di Arezzo per le partorienti, convincendo il Ministero a concedere una proroga di un anno per raddrizzare i numeri. Due anni di tregua, invece, per Nottola a Montepulciano (ferma a circa 430 nascite annue), una scelta basata sulla forte tradizione del dipartimento materno-infantile e sull'ampia area di attrazione che il polo esercita anche verso il vicino confine umbro.
La mappa delle culle in Toscana si accorcia e apre una transizione complessa. Oltre alla riorganizzazione logistica dei parti in Valdelsa — che dovranno ora gravitare sul policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, anch’esso peraltro storicamente non lontano dalle soglie minime per le strutture di secondo livello — la Regione dovrà studiare un potenziamento dei servizi di emergenza e del trasporto protetto neonatale (Stam). La battaglia politica locale è solo all'inizio: sindaci e comunità della Valdelsa promettono barricate contro quello che definiscono l'ennesimo scippo ai servizi sanitari di prossimità.
