Da Poggibonsi ad Harvard: Annalisa Scimemi, la scienziata che ha conquistato l’America con il rigore e il sorriso
C’è un filo invisibile che collega un garage di Poggibonsi ai laboratori di neuroscienze più prestigiosi del mondo. È un filo fatto da attrezzi da falegname, profumo di legno e una curiosità insaziabile. Annalisa Scimemi, oggi professoressa associata ad Albany e ricercatrice di fama internazionale, quel filo non lo ha mai spezzato.
Il richiamo del fare: dal liceo Colle alla manualità del laboratorio
Dopo la maturità al liceo Volta di Colle di Val d’Elsa, Annalisa deve scegliere il proprio futuro. La passione per il "costruire", ereditata dal padre osservandolo lavorare il legno nella loro casa di Poggibonsi, la spinge verso una biologia che non sia solo teoria. «Cercavo un laboratorio che mi permettesse di usare le mani», ricorda. Lo trova a Pisa, sotto la guida di un mentore "tosto" che non l'ha mai spaventata: «Non ho mai avuto paura delle cose difficili, pensavo: se ci arrivano gli altri, ci arriverò anche io».
La scalata accademica: Trieste, Londra e il salto negli Usa
La sua carriera è un viaggio nello sconosciuto, affrontato sempre con il sorriso. Dopo aver vinto contemporaneamente tre concorsi di dottorato alla Sissa di Trieste, sceglie la biofisica. Poi il salto all'University College di Londra (Ucl) per studiare la comunicazione tra i neuroni. Ma per Annalisa non era abbastanza: voleva capire se il suo successo fosse merito del talento o dell'ambiente circostante.
«Volevo mettermi alla prova lontano da tutto», racconta. La risposta arriva dagli Stati Uniti: otto anni ai National Institutes of Health (Nih) di Washington a studiare l'Alzheimer, poi l'approdo ad Harvard per un periodo sabbatico e infine la posizione indipendente all'Università di Albany. In America, la ricerca è una sfida continua: «Ti danno i fondi, ma in cinque anni devi farli fruttare, altrimenti sei fuori».
La missione: sconfiggere il Disturbo Ossessivo Compulsivo
Oggi Annalisa dirige un gruppo di ricerca ed è titolare di un prestigioso Grant della National Science Foundation (Nsf). Il suo obiettivo è ambizioso: decodificare i circuiti neuronali legati ai disturbi compulsivi e ai ritmi circadiani, con lo sguardo sempre rivolto alle patologie neurodegenerative.
Ma nonostante i successi accademici, resta la ragazza che passava le versioni di latino ai compagni di classe: «Sono rimasta la stessa. Torno spesso a Poggibonsi dai miei genitori e in ufficio ho le foto della Toscana, di Siena e San Quirico d’Orcia, insieme a quelle di Oriana Fallaci, Falcone e Borsellino».
Essere italiani all'estero: oltre lo stereotipo "pizza e mandolino"
Vivere negli Usa le ha permesso di analizzare con lucidità le differenze culturali. «L'americano è ottimista e non si lamenta, l'italiano è preparatissimo ma tende a piangersi addosso». Eppure, Annalisa combatte quotidianamente contro lo stereotipo del ricercatore italiano «piacevole, ma senza rigore».
«Non siamo solo pizza e mandolino. Siamo grandi lavoratori», afferma con orgoglio, mentre cucina piatti tipici per i suoi studenti e porta loro il "pan co’ santi" del Ceccherini per il suo compleanno.
Un consiglio ai giovani: «Non abbiate paura del confronto»
Ai ragazzi che sognano una carriera all'estero, la professoressa suggerisce di non rinnegare mai la propria identità: «Mantenete la vostra individualità e non vergognatevi del bagaglio che vi portate dietro». Con una nota di rammarico, osserva però come i social abbiano reso i giovani più timorosi del confronto diretto: «Hanno paura di farsi nemici, ma la scienza, come la vita, ha bisogno di integrità e coraggio».
