23 Febbraio 2026

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Spregio ambientale nel Chianti: rifiuti abbandonati nel bosco, denunciati tre imprenditori

Spregio ambientale nel Chianti: rifiuti abbandonati nel bosco, denunciati tre imprenditori

Il pregio paesaggistico del Chianti ferito dal degrado e dall’illegalità. In un’operazione mirata al contrasto dei reati ambientali, i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di San Casciano Val di Pesa hanno scoperto un ingente deposito illegale di rifiuti speciali e pericolosi e non in località Bargino.

Il ritrovamento: 50 sacchi neri tra la vegetazione

L’indagine è scattata a seguito di una segnalazione che indicava la presenza di cumuli sospetti in un’area all'interno di un bosco tra via Cassia per Siena e il Borro delle Tane. Giunti sul posto, i Forestali si sono trovati di fronte a uno scenario desolante: circa 50 sacconi neri, colmi di scarti derivanti da ristrutturazioni edilizie, abbandonati in un contesto naturale di eccellenza.

L’ispezione minuziosa dei materiali ha permesso di rinvenire numerose etichette identificative. Il sospetto della pericolosità dei materiali ha spinto i militari a richiedere l’intervento di Alia Servizi Ambientali, la cui classificazione ha confermato i timori: tra i rifiuti erano presenti sostanze classificate come pericolose, potenzialmente in grado di contaminare il suolo e le falde acquifere sottostanti.

L’indagine: dalle etichette al cantiere

Grazie all'analisi dei reperti (secchi di vernice e pannelli di stiferite per cappotti termici), gli investigatori sono riusciti a risalire al sito d'origine: un edificio poco distante dove erano in corso importanti interventi di ristrutturazione. Incrociando i dati dei cantieri attivi e la filiera dei materiali, i Carabinieri hanno identificato la ditta aggiudicataria dei lavori e i responsabili della gestione dei rifiuti.

Al termine degli accertamenti, sono stati segnalati all’Autorità Giudiziaria tre soggetti, tutti titolari di ditte edili, ritenuti responsabili a vario titolo dell’abbandono illecito.

Tutela del territorio e principio "chi inquina paga"

L'operazione non è solo un atto repressivo, ma un fondamentale intervento di salvaguardia. I boschi sono habitat delicati e l’accumulo di macerie e sostanze chimiche altera la biodiversità e compromette la salute del territorio.

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire la filiera e attribuire responsabilità precise, rafforzando il principio di legalità e il concetto di 'chi inquina paga. L'individuazione dei colpevoli è inoltre il passo necessario per attivare le procedure di bonifica obbligatoria, restituendo l’area alla collettività e prevenendo ulteriori fenomeni di degrado.

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