20 Febbraio 2026

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Il virtuosismo nell’era dell’MP4: primo Concorso Pianistico Online "Franz Liszt" 2026

Il virtuosismo nell’era dell’MP4: primo Concorso Pianistico Online "Franz Liszt" 2026

di Alessio Cioni

C’è qualcosa di meravigliosamente ironico nel fatto che un Concorso dedicato a Franz Liszt, l’uomo che trasformò il recital pianistico in uno spettacolo quasi circense, tra svenimenti in platea e guanti trafugati come reliquie, oggi si celebri davanti a una webcam, con inquadratura fissa e file in formato MP4. Se fosse vivo, Liszt probabilmente pretenderebbe almeno un filtro drammatico.

Il primo Concorso Pianistico Online 2026 “Franz Liszt” nasce con l’intento dichiarato di valorizzare giovani pianisti di ogni nazionalità e senza limiti di età. Una formula democratica, inclusiva, e, bisogna dirlo, profondamente contemporanea. Vent’anni fa avremmo parlato di tournée, sale da concerto, pianoforti gran coda trasportati con riverenza. Oggi parliamo di upload. E in un’epoca in cui l’attenzione è la valuta più rara, essere ascoltati è già una forma di vittoria.

La democratizzazione del virtuosismo

Il regolamento è asciutto, quasi protestante: programma libero, esecuzione non obbligatoriamente a memoria, nessun limite d’età. È un colpo silenzioso al vecchio romanticismo del Concorso come arena gladiatoria per adolescenti prodigio. Qui può iscriversi chiunque: il sedicenne coreano con le dita come proiettili o il cinquantenne insegnante di provincia che ha finalmente deciso di registrare quel Mephisto-Walzer che suona da trent’anni in salotto. Il Concorso si svolge esclusivamente online. Inquadratura fissa. Niente tagli. Niente montaggi. Audio e video sincronizzati. È la versione musicale del giuramento in tribunale: tutta la verità, nient’altro che la verità, così ti aiuti il pianoforte. E tuttavia, dietro la dimensione globale, emerge anche una trama locale. Tra i partecipanti figurano pianisti della Scuola Comunale di Musica di Castelfiorentino, insieme a giovani interpreti provenienti da Poggibonsi, Empoli e Cerreto Guidi. È un dettaglio che conta. Perché se la rete annulla le distanze, la musica continua a nascere nel Circondario, nelle scuole civiche, nelle aule dove si studia tra spartiti consumati e pianoforti accordati con ostinazione artigianale. Il Concorso diventa così non solo una finestra sul mondo, ma anche uno specchio di una vitalità culturale locale che merita visibilità.

Non c’è pubblico in sala, ma i risultati verranno pubblicati sul canale ufficiale dell’organizzazione su YouTube. Ed è qui che il paradosso si fa interessante: Liszt suonava per folle in carne e ossa; oggi si suona per l’algoritmo. Il pubblico non applaude: mette “mi piace”. O non lo mette. Il “Premio Speciale del Pubblico” diventa così un curioso ibrido tra arte e engagement.

Il talento nell’epoca dell’isolamento

C’è qualcosa di profondamente moderno in tutto questo. Il pianista non entra in scena: accende la videocamera. Non sente il brusio della sala: sente il frigorifero in cucina. Non percepisce il fiato trattenuto del pubblico: percepisce la spia rossa della registrazione. Eppure, in questa solitudine domestica, può emergere una forma di verità che i grandi teatri talvolta soffocano. Senza frac, senza riverberi studiati, senza la tirannia dell’apparenza, resta la sostanza: tocco, fraseggio, visione musicale. Il montepremi complessivo di 2.000 euro e i concerti premio rappresentano un incentivo concreto, ma non sono il cuore della questione. Il cuore è l’accesso. L’idea che un pianista di qualsiasi parte del mondo possa partecipare senza biglietti aerei, senza hotel, senza ansia da palcoscenico. Solo lui, il pianoforte e una registrazione onesta.

Liszt, la rete e l’illusione dell’eternità

Se c’è una lezione che il romanticismo ci ha lasciato, è l’ossessione per l’immortalità artistica. Liszt cercava l’eternità nel gesto spettacolare; oggi la si cerca nell’archiviazione digitale. Un video caricato resta, teoricamente, per sempre. Non evapora come un concerto. Non si dissolve nella memoria fallace di chi c’era. In questo senso, il Concorso non è solo una competizione, ma un archivio potenziale di interpretazioni, un mosaico di sensibilità pianistiche del 2026. È un ritratto collettivo della tastiera contemporanea.

L’ironia necessaria

Certo, c’è un’ironia inevitabile nel celebrare il più teatrale dei compositori romantici con un regolamento che vieta tagli e montaggi come se si trattasse di una prova per la patente. Ma forse è proprio questa tensione a rendere l’iniziativa interessante.

Il Concorso non pretende di sostituire il concerto dal vivo. Non promette fama immediata o tournée planetarie. Promette una cosa più semplice e più rara: un’occasione. E in un’epoca in cui la musica combatte contro notifiche, distrazioni e velocità compulsiva, un Concorso che chiede soltanto di sedersi, registrare e suonare potrebbe essere, paradossalmente, un gesto rivoluzionario.

 

Liszt, probabilmente, avrebbe preferito un lampadario che trema per gli applausi. Ma forse avrebbe apprezzato anche questo: un pianista solo, davanti a una telecamera, che tenta ancora una volta di trasformare ottantotto tasti in qualcosa che assomigli all’assoluto.

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