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Street food con poca tradizione e tanto… Luna Park

Prende un profondo senso di tristezza in quello che dovrebbe essere il trionfo dello street food. Una piazza brulicante di suoni da Luna Park
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Prende un profondo senso di tristezza in quello che dovrebbe essere il trionfo dello street food. Una piazza brulicante di suoni da Luna Park di periferia, tavoli vuoti. Ragazzini giocano distrattamente a pallone in uno luogo dove bancarelle prive di tradizione hanno rubato spazio al divertimento.

A rubare il posto ai ragazzini doveva essere lo street food. È semplicemente un’accozzaglia di odori unti di fritto e di carni ustionate in braci senza poesia. Non c’è niente dello street food, in piazza Berlinguer. E poi chissà perché soltanto lì.

Le altre vie e piazze del centro storico di Poggibonsi sono pressoché deserte. Sono le 21 quando cammino tra odori e fumi acri. Poche persone affollano quella che si è chiamata anche piazza di’ Gioco. Spiedini che ricordano le feste di partito, hamburger, qualche friggitoria. Sembra di essere fuori da un qualsiasi stadio dopo un derby, gli stessi odori, gli stessi prodotti.

Non c’è l’anima dello street food. Non ci sono i prodotti della tradizione toscana e neppure quelli tipici di altre regioni. Lo street food è una “religione”, ha sfamato generazioni fin dai tempi dei Romani (ci sono testimonianze anche a Pompei). Nel cartoccio o nel panino c’è un pezzo di cultura. C’è un pezzo di Storia di un popolo.

A Poggibonsi in piazza Berlinguer ci sono invece i suoni delle macchinette mangiasoldi dove pescare improbabili gadget da pochi spiccioli di euro. E ci sono surrogati di giochi da luna park.

Non c’è tradizione. Non c’è cultura. C’è anche poca attrattività, alle 21 di venerdì lo spazio è decisamente poco affollato.

Forse andrà meglio domani, sabato.

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