Arrestato Matteo Messina Denaro, cade l’ultimo dei Corleonesi

Il superlatitante, ricercato da trenta anni, era alleato con Totò Riina e Bernardo Provenzano. Castelvetrano era il suo feudo, ma aveva legami anche con le famiglie mafiose di Palermo
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PALERMO – A trent’anni esatti dall’arresto di Totò Riina, arriva la cattura di Matteo Messina Denaro, uno dei latitanti più pericolosi del mondo. Ricercato dal 1993, è ritenuto uno dei più potenti boss di Cosa Nostra. Figlio di don Ciccio Messina Denaro, uno dei capi storici della mafia trapanese, il superlatitante compirà 61 anni il prossimo 26 aprile.

CHI È MATTEO MESSINA DENARO

È stato il capo di uno dei quattro mandamenti della provincia di Trapani, quello di Castelvetrano, il comune siciliano dove è nato nel 1962. Una ‘professione’ ereditata da suo padre, morto nel 1998 proprio a Castelvetrano, da latitante. In paese la sua figura da criminale era accompagnata a quella di un dandy e di un instancabile seduttore, appassionato di donne, auto di lusso, camicie eleganti e occhiali da sole griffati.

Con l’arresto di Matteo Messina Denaro viene catturato l’ultimo dei Corleonesi. Il boss di Castelvetrano era infatti alleato con i capi di Cosa Nostra Totò Riina e Bernardo Provenzano. La sua figura è legata a cruenti omicidi di mafia, come quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, sequestrato a 12 anni, strangolato e poi sciolto nell’acido. Messina Denaro fu tra gli organizzatori del sequestro, ideato per costringere Santino a ritrattare alcune rivelazioni inerenti alla strage di Capaci.

Messina Denaro è legato anche a un’altra nota famiglia mafiosa palermitana, i Guttadauro di Brancaccio: la sorella di Matteo, Rosalia Messina Denaro, è sposata con Filippo Guttadauro, fratello del boss Giuseppe, detto “il dottore”, medico-boss che ha lavorato come chirurgo all’ospedale Civico di Palermo e recentemente arrestato.

La presenza sul territorio siciliano di Messina Denaro emerge da numerosi blitz messi a segno negli ultimi anni in provincia di Trapani. Soprannominato “Diablok” e “U siccu”, è sfuggito per decenni a tentativi di cattura, nonostante l’arresto di numerosi suoi fiancheggiatori.

Fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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