Firenze, gli operai dell’ex Gkn ‘occupano’ il Comune di Firenze

Il Consiglio comunale sospende la seduta per non ostacolare il presidio. I lavoratori passano la notte in aula tra panini e caffè

FIRENZE – Gli operai dell’ex Gkn si sono ‘presi’ il Comune di Firenze. Dall’assemblea permanente nello stabilimento di Campi Bisenzio, al presidio “a oltranza” del Consiglio comunale, tra il salone dei Duecento e la saletta bar. Uno dei cuori politici di Palazzo Vecchio, il primo, e la ‘buvette’ del ‘parlamentino’ cittadino, la seconda. Tra caffè nel termos (perché la macchinetta automatica è fuori servizio), panini, bottiglie d’acqua, qualche birretta portata di straforo, chiacchiere in cerchio, battute e molta stanchezza “dopo 16 mesi di lotta”. E ‘lo spettacolo’ e il colore, in effetti, ne risentono. Un po’ per la sede, tanto istituzionale quanto delicata dal punto di vista artistico culturale; un po’ perché “ci sono più di 300 lavoratori esasperati”, dice Dario Salvetti, il ‘megafono’ pubblico di questa lunga vertenza.  E poi “questa è solo la prima notte”, perché l’idea è quella di non schiodarsi senza “uno sviluppo positivo della vertenza”. Come a dire, c’è tempo.

Sta di fatto che per ora, al di là del gesto eclatante e insolito per queste stanze, la cosa fila liscia, senza contraccolpi. I lavoratori non vogliono che nessuno la chiami occupazione e in effetti un’occupazione non è, visto che il via libera è arrivato direttamente dai gruppi consiliari e dal presidente dell’aula, Luca Milani, della sinistra Pd, che hanno decretato i lavori sospesi e non chiusi.

Un’altra pagina della vertenza, che stavolta sbarca direttamente in Comune, inizia con una sorta di stratagemma per non far sgomberare il salone (e con le polemiche di Emanuele Cocollini, del gruppo Centro contro gli operai, ‘rei’ di non essersi alzati sulle note dell’inno di Mameli che ha aperto i lavori). Si aziona dopo un pomeriggio fatto di incontri tra i lavoratori e la politica locale. “Siamo vicini alla battaglia dei lavoratori”, sottolinea l’assessora al Lavoro, Benedetta Albanese, facendo quadrato sulla pozione della giunta. “Le questioni sono due”: la prima, “il pagamento di quanto dovuto. Questo lo chiede il sindaco Nardella con forza, perché si tratta di un diritto e non una gentile concessione”. La seconda “riguarda la disponibilità dello stabilimento per verificare e valutare altre proposte che arriveranno per la reindustrializzazione del sito”. Questa crisi, inoltre, “deve trovare uno sbocco con il necessario impegno pubblico, anche con le risposte che devono arrivare dal ministero, a partire dalla cassa integrazione”.

Gkn, le parole di Salvetti

Due punti, su cui è Salvetti che mette i puntini sulle i. “Non siamo qui solo per il pagamento degli stipendi, degli arretrati” di Qf. “Certo, quei soldi devono partire subito e noi siamo qua a guadagnare ossigeno per delle famiglie che rischiano di non averlo, perché dietro a questo, probabilmente, si vuole togliere ossigeno alla lotta”. Tuttavia “gli stipendi ce li devono dare per contratto”. Il punto, quindi, è “fare un vero passo in avanti su questa vertenza. Senza non ce ne andiamo”. Tradotto, è necessario che lo stabilimento “sia messo a disposizione della nostra progettualità e del territorio per ripartire dopo che, passati dieci mesi, l’attuale proprietà ha fallito”. Parallelamente, “chiediamo che le istituzioni trovino il modo per un intervento pubblico in Gkn“.

Tirata in causa da più parti, la proprietà di Qf non tace. Interviene con il suo presidente e fondatore, Francesco Borgomeo: “Ho pagato e continuerò a pagare gli stipendi dei lavoratori di Qf. Questo mese, invece, non siamo stati in grado di anticipare, come abbiamo fatto finora, la cassa integrazione. Lo abbiamo fatto per dieci mesi e in attesa di una risposta dal ministero che continua a non arrivare. Non è possibile andare avanti così“. Intanto dentro il palazzo restano in una quarantina, tra lavoratori, i consiglieri rimasti (tra Pd, Fratelli d’Italia, Lista Nardella e sinistra) e i vigili.

Fonte Agenzia DIRE e l’indirizzo www.dire.it

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