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Paradosso camper: cresce il mercato ma si perde occupazione. Laika esempio da seguire

Volano le commesse dei camper, ma i pezzi mancano. E di conseguenza ne risente l'occupazione: persi 255 posti di lavoro

Volano le commesse dei camper, ma i pezzi mancano. E di conseguenza ne risente l’occupazione: persi 255 posti di lavoro, cresce la cassa integrazione e 420 lavoratori sono col contratto in scadenza. Fiom Cgil e Fim Cisl chiedono alla Regione di aggiornare il tavolo sul settore. Intanto, a San Casciano (Fi) alla Laika stabilizzazioni per 185 lavoratori e un nuovo contratto integrativo con più diritti e salario, con interventi anti crisi. 

Il settore camper in Toscana (circa 3mila diretti più 5mila di indotto, tra Chianti fiorentino e senese) rappresenta una sorta di paradosso: le commesse non mancano ma la carenza di microchip e seminconduttori nel mercato porta a un aumento della Cassa integrazione (i tempi di consegna di un caravan al cliente sono attualmente sui 18-24 mesi).

Le vendite volano ma scarseggiano le materie prime della fornitura. Nella sola regione Toscana, confrontando i dati di luglio 2022 con quelli dello stesso mese del 2021, la camperistica ha perso il 10% di occupazione, circa 255 posti di lavoro meno. Di questi 255 solo 185 hanno il diritto di priorità di richiamo e stabilizzazione per accordo sindacale. I rimanenti 70 sono fuori in balia dell’incertezza delle forniture degli chassis.

Meno occupati nel camper: manca la materia prima per produrre

Inoltre, da agosto 2021 a agosto 2022 nelle aziende toscane la media è stata di 15 settimane di Cassa integrazione. C’è poi la questione degli oltre 420 contratti a tempo a rischio in Toscana (produzione diretta). Per Iuri Campofiloni (responsabile camperistica Fiom Cgil Toscana) e Giuseppe Cesarano (segretario generale di Fim Cisl Siena-Grosseto) serve, come accaduto in Laika, «un bacino con graduatorie per mansione e anzianità. Con obbligo, da parte dell’azienda, di stabilizzazione al raggiungimento di 24 mesi effettivi di anzianità aziendale e diritto di precedenza al richiamo in caso di stop produttivo. C’è necessità di garantire l’occupazione. E quindi di fare uscire dalla precarietà questi 420 lavoratori. Di fronte al boom di mercato dei mezzi, questi lavoratori sono essenziali per rispondere ad una domanda in forte espansione».

I sindacalisti quindi chiedono alla Regione Toscana di aggiornare il tavolo sul settore (coinvolgendo tutti gli attori), propedeutico a rilanciare la richiesta di inserire il settore camper nel tavolo nazionale auto. «La situazione sembra non destinata a migliorare a breve tempo e tutti hanno l’obbligo di difendere il settore, la sua capacità produttiva e il futuro di chi ci lavora. Ciò va fatto partendo dai più deboli, solo così si può essere sicuri di difendere tutti. Serve anche un tavolo nazionale sull’auto».

Il caso Laika: un esempio da seguire come modello

In questo contesto, spicca la vicenda alla Laika a San Casciano val di Pesa (Fi) con la stabilizzazione di 185 lavoratori e lavoratrici da ora a luglio 2025: è questo infatti il frutto principale del recente accordo di prossimità tra Fiom Cgil, Fim Cisl e azienda. Ma non finisce qui: le parti hanno anche siglato il nuovo accordo integrativo (approvato dalle assemblee dei lavoratori) che prevede per tutti i circa 700 addetti più diritti, tutele e salario, oltre a interventi anti crisi.

Tra i punti dell’intesa:

  • premio di risultato complessivo legato all’effettiva produzione (aumento potenziale di 3-400 euro l’anno),
  • raddoppiate le indennità di maggiorazioni di turno e dei turni notturni
  • aumentato dal 4 al 6% il diritto al part time, congedi parentali anche per i genitori affettivi (famiglie arcobaleno),
  • più giorni di permesso per accudire i figli under 12 in malattie brevi, in caso di gravi patologie lavoratore in carico a azienda fino a guarigione.
  • Anti crisi: mensa aziendale gratuita, prestito senza interessi fino a 3mila euro trattenuto in busta paga nei 24 mesi successivi, contributo per l’uso dei mezzi di trasporto pubblici. 

«Sono grandi risultati, dopo 5 mesi di intensa trattativa siamo riusciti a portare garanzie concrete a tutti i lavoratori. Questo accordo è da prendere a modello per come si gestisce un momento di crisi»dicono Campofiloni e Cesarano.

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