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Comitato contro Distilleria, Comune e Regione: ricorso al Tar

Il Comitato tutela e difesa della Val d'Elsa ricorre al Tar contro l'autorizzazione data alla distilleria Deta. E lo fa con un ricorso che

Il Comitato tutela e difesa della Val d’Elsa ricorre al Tar contro l’autorizzazione data alla distilleria Deta. E lo fa con un ricorso che sarà discusso il 19 ottobre. Con il Comitato ci saranno a Italia Nostra Onlus, da imprenditori e cittadini della Val d’Elsa.

«Da oltre un anno e mezzo – scrive il presidente Antonella D’Isanto – il Comitato porta avanti il proposito di realizzare le proprie finalità statutarie. Promuove iniziative e azioni legali volte a salvaguardare gli interessi ambientali del territorio. Il diritto alla salute, al lavoro, alla qualità di vita. E non per futili motivi, come qualcuno vorrebbe fare intendere. I motivi del ricorso sono gli atti impugnati:

Le ragioni del ricorso del Comitato

  • 1. Contro il rilascio della nuova Autorizzazione Unica Ambientale a cura della Regione Toscana. Che, pur avendo abbassato i limiti delle emissioni in atmosfera, con i fatti, ha triplicato la durata lavorativa portandola da 150 a 300gg/24h. Mediamente la vecchia proprietà lavorava però sui cento giorni l’anno. Temiamo che la lunga esposizione giornaliera abbia effetti negativi sulla salute. Oltre che cavalcare un periodo di attività lavorativa turistica nel territorio. In più si raddoppiano le emissioni di fuoriuscita alla ciminiera, portando il valore da 35000 Nmc/h a 75000 Nmc/h. Congiuntamente al raddoppio di questi valori la nuova AUA permette potenzialmente a Deta di lavorare un quantitativo di vinacce di almeno 10 volte superiore rispetto a quello che lavorava la precedente gestione.
  • 2. Contro la costruzione della ciminiera di 60 con autorizzazione comunale. Dopo il primo anno di funzionamento è del tutto evidente che la nuova ciminiera non ha risolto la problematica per cui è stato pensata e autorizzata dal Comune Ovvero: disperdere fumi e odori su un territorio più ampio (cfr. Arpat). Oggi sappiamo che la sua altezza non è sufficiente per perforare la barriera dell’inversione termica. Che di sicuro si trova ad un’altezza molto superiore ai 60 metri della ciminiera. Da cui, peraltro, i fumi escono con temperature di 70°C. E pertanto privi della spinta verticale necessaria a forare la barriera dell’inversione termica.
  • Il risultato è che oltre a subire insopportabili miasmi, che incidono pesantemente sulla qualità di vita, ciò impone alle persone di vivere con le finestre sbarrate anche in estate. Ciò per evitare l’odore insopportabile. Problema questo supportato da oltre 120 segnalazioni di cittadini tra ottobre 2021 maggio 2022. A cui si aggiungono le oltre 40 segnalazioni dopo la riapertura dell’impianto a giugno.
  • Ricordiamo infatti che la Regione ha disposto la chiusura dell’impianto per oltre un mese, visto che l’azienda non riusciva a lavorare nella norma. La riapertura è stata concessa solo dopo le prescrizioni di Arpat. Ma i problemi odorigeni sono continuati.

La battaglia del Comitato in questi anni

È bene ricordare – continua D’Isante – che la zona della Zambra è satura di aziende impattanti. Come si legge già nel piano strutturale e regolamento urbanistico del Comune di Barberino del 2008. Permettere la nuova costruzione di una ciminiera di 60 metri ci è sembrata una scelta discutibile. Soprattutto in un contesto come quello descritto. Oltretutto ritenendola un mero intervento di manutenzione, per di più vincolato all’ipotesi (e non alla certezza) di risolvere un problema odorigeno .

La distilleria da parte sua lamenta gli sforzi finanziari fatti per ammodernare gli impianti, non ci sembra niente di straordinario. Fa parte delle logiche aziendali se si vuole implementare il business. L’investimento risulta remunerativo, infatti è stata acquisita un’ottima un’azienda. Dai bilanci depositati alla Camera di Commercio negli anni 2015, 2016 e 2017 e da tutti visionabili, ha prodotto utili netti per 736.338, 808.793 1.479.612 euro rispettivamente.

Inoltre la Deta osanna l’incremento occupazionale. A questo proposito si noti che nei dati della vecchia gestione della distilleria, nel bilancio 2017 c’è riportata una forza lavoro di 25 dipendenti. L’attuale forza lavoro della distilleria, come si rileva dai bilanci 2020 è stata mediamente di 35 persone. Con il 25% circa di personale stagionale o a temine e nel 2021 di 31 unità. Non sembra un grande impiego di nuovo personale a fronte del disagio e peggioramento della qualità di vita.

E non per ultimo si osservi che nel perimetro nel quale insiste la distilleria Deta, è ricompresa una fondamentale attività turistica volano economico per il territorio. E qualsivoglia spinta turistica, dopo il lunghissimo fermo dovuto al Covid, rischia di bruciarsi. Una tale prospettiva non sarebbe certamente auspicabile per l’economia locale, con la possibile perdita di posti di lavoro.

Puzzo, un problema per i cittadini e le attività agrituristiche

Leonardo Marras, assessore all’economia e al turismo della Regione Toscana – sottolinea la presidente – ha affermato che la nostra Regione si conferma massima attrattiva per visitatori italiani ed internazionali. A luglio la stampa ha diffuso stime che indicano “una crescita di arrivi e pernottamenti per l’estate 2022 che potrebbe far registrare 5,1 milioni di arrivi e 21,5 milioni di presenze”. È indubbio che il Chianti ha una grande attrattiva e molti di questi visitatori transiteranno nel nostro territorio, la Zambra purtroppo – non sempre odorosa – è la porta d’ingresso alla Val d’Elsa!

Insomma la qualità di vita è peggiorata. Il settore turistico ha problemi. Inoltre in questo periodo sul piazzale della Deta arrivano tutti i giorni TIR che portano vinacce provenienti da coltivazioni intensive di tutta Italia, intralciano il traffico, inquinano l’aria con la CO2.

Non si possono sempre fare le scelte tenendo conto solo dei profitti e dell’interesse economico. Noi confidiamo nella Giustizia e contiamo che i giudici ravvisino la drammaticità della situazione e le nostre preoccupazioni siano condivise.

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