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Eredi del Punto Tavarnelle: a 98 anni Noemi Morandi ricama ancora

È una delle ultime eredi della tradizione del ricamo Punto Tavarnelle che vestì le grandi dive del cinema. È Noemi Morandi, 98 anni di

È una delle ultime eredi della tradizione del ricamo Punto Tavarnelle che vestì le grandi dive del cinema. È Noemi Morandi, 98 anni, originaria di Tavarnelle e residente a San Casciano.

“O fo il ricamo o non sto ferma”. Con queste parole e il tono perentorio di un’adolescente, determinata e volitiva, Noemi Morandi faceva sapere alla mamma che al lavoro di pantolonaia preferiva di gran lunga quello della ricamatrice.

Una passione che si tradusse in un vero e proprio lavoro. Un percorso professionale costellato di successi e soddisfazioni, portato avanti dagli anni 30 agli anni 70-80. Insieme al gruppo delle ricamatrici di Tavarnelle che crearono per le grandi marche di moda italiana lenzuola, tovaglie, tende, centrotavola, copriletto. Ma anche vari tipi di articoli di corredo. Oltre alle famose scarpette ricamate per le grandi dive del cinema come Sofia Loren e Audrey Hepburn.

Noemi Morandi con le figlie, Simona e Gisella Crocchini

Oggi l’anziana è una delle tante ricamatrici chiantigiane tenute in vita dal filo della passione per il ricamo. È stata la figlia Gisella Crocchini, insieme alla sorella Simona, a rispondere all’appello del sindaco David Baroncelli. Sulla propria pagina Facebook, Baroncelli si era messo alla ricerca delle ultime ricamatrici di Tavarnelle. E sottolineava il prestigio e l’importanza dell’attività artigianale sviluppata grazie all’abilità di tante donne del territorio Donne che trasformarono la loro passione in un tratto identitario, culturale ed economico capace di favorire la crescita del paese.

Passione per il Punto Tavarnelle

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Nonna Noemi lavora ancora. Avvolta da due strati e un velo di carta, la farfalla dalle ali spiegate prende forma sul ricamo di Noemi Morandi. Per lei il Punto Tavarnelle, ricamo tradizionale coltivato dalle abili mani delle artigiane di Tavarnelle, nato ai primi del Novecento, non è solo un ricordo ma un amore che la tiene in vita.

Un punto dopo l’altro, l’ago e il filo scorrono lentamente. Tra le mani puntuali che sanno dove andare, seguono la linea che traccia il profilo della sagoma. A più di 98 anni Noemi Morandi erede di un patrimonio che rischia di scomparire, sferruzza ancora, accanto alla finestra della cucina che si affaccia su una delle vie centrali di San Casciano.

La signora aveva imparato dalla mamma a poco più di dieci anni e ha ricamato per decenni davanti all’uscio di casa, in piazza Domenico Cresti a Tavarnelle Val di Pesa. Con le sue mani piene di energia oggi Noemi tiene stretto il gomitolo di cotone rosa, il filo lucente che passa da un foro all’altro.

È così che le opere d’arte, costituite da farfalle e altri bellissimi motivi, fiori, tulipani, coppie di sposi, uomini e donne, prendono vita sui tessuti di Noemi. E oggi presenti e diffuse nelle abitazioni delle figlie Gisella e Simona.

Ricordi e amore tra i fili del ricamo

Mentre ricama Noemi ricorda alcuni dei momenti più cruciali del suo passato, primo fra tutti il drammatico periodo della seconda guerra mondiale. Durante il passaggio del fronte mentre fuori imperversavamo i bombardamenti, rifugiata con la famiglia, sfollata in un casolare del Morrocco, Noemi Morandi ricamava e placava il suo terrore con il Punto Tavarnelle.

Centrotavola a Punto Tavarnelle

«Erano tempi bui, vivevo nella paura, notte e giorno, avevo fame, ma quando iniziavo a lavorare con l’ago e il filo, la mia mano debole non tremava più. Trovavo pace in quello che amavo più fare. Avevo più di venti anni e il fidanzato in guerra”.

A quasi un secolo di vita il cotone treccia ritorto fiorentino 12, appoggiato sul davanzale della finestra, continua ad essere un punto di riferimento e un motivo per alzarsi la mattina serena e decisa a non disperdere quell’antico sapere. Che le ha conferito dignità professionale, indipendenza economica e morale. «Per me gli anni passano ma il Punto Tavarnelle non invecchierà se sarà trasmesso alle nuove generazioni», sottolinea.

«Mani d’oro, mani umili – aveva scritto il sindaco di Barberino Tavarnelle nell’appello su #Facebook– mani segnate dalle strade del tempo e del lavoro, quelle delle merlettaie di Tavarnelle. Le nostre nonne, le nostre zie, le nostre mamme seppero trasformare una passione, un’abilità manuale, fatta di creatività, costanza e determinazione, in un’attività professionale famosa in tutto il mondo. Le artigiane di casa nostra crearono il Punto Tavarnelle. Un merletto di altissimo valore che fu utilizzato per la realizzazione di capi di pregio. E oggi i loro manufatti, accolti come veri e propri tesori d’arte, si possono riscoprire e ammirare tra le sale del Museo di Arte Sacra di Tavarnelle. Un posto adiacente alla bellissima pieve di San Pietro in Bossolo, gestito dalla Parrocchia e dagli Amici del Museo di Tavarnelle».

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