anniversario Chinnici

A 39 anni dalla strage, Palermo ricorda Rocco Chinnici: il giudice che inventò il pool antimafia

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Il 29 luglio 1983, a Palermo, fu assassinato Rocco Chinnici. “Morirono per mano mafiosa il giudice Rocco Chinnici, il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato dei carabinieri Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile, Stefano Li Sacchi. Al giudice Chinnici si deve l’ispirazione che ha portato alla nascita del pool antimafia che, negli anni più bui della guerra di mafia che ha colpito anche molti servitori dello Stato. Ha segnato un sensibile cambio di passo nella lotta alla criminalità organizzata. Per questa ragione, con il ricordo del sacrificio di Rocco Chinnici, si rinnova l’invito rivolto ai giovani. Tanto quanto agli amministratori locali a non abbassare. Mai la guardia nel contrasto alle mafie”, così dichiara il sindaco Roberto Lagalla.

FICO: “DOVE C’È MAFIA NON C’È FUTURO”

“Desidero rivolgere i miei sentimenti di sentita vicinanza e solidarietà a tutti i partecipanti alla commemorazione del magistrato Rocco Chinnici“. Morirono anche il maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, il portiere del palazzo di via Pipitone Federico”. Lo dice il presidente della Camera, Roberto Fico, nel suo messaggio inviato al Presidente della Fondazione Rocco Chinnici, Giovanni Chinnici, per il 39° anniversario della strage.

“Alla Fondazione Rocco Chinnici, in particolare – scrive Chinnici – esprimo il mio apprezzamento per l’impegno con il quale in tutti questi anni ha saputo onorare l’eredità ideale del magistrato attraverso la promozione dei principi di democrazia, legalità e trasparenza. Nella sua attività Chinnici associò la spinta ideale a pragmatismo, lucidità e determinazione nel voler ricostruire i meccanismi di arricchimento delle cosche. E delle coperture di cui esse godevano nella politica locale e nell’economia corrotta. I suoi metodi erano innovativi, fondati sul coordinamento delle inchieste e sulla valorizzazione di giovani magistrati, motivati ed entusiasti. Come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Sono questi gli aspetti essenziali di una visione valida ancora oggi per combattere le ramificazioni della mafia nelle dinamiche sociali, politiche ed economiche”.

LA MORTE DI CHINNICI

“Dove c’è mafia, non c’è futuro. Questo Chinnici lo sapeva bene e, a quasi quarant’anni dalla sua morte, la sua lezione resta per noi ancora molto preziosa. Da allora, infatti, grazie anche al suo esempio, il nostro Paese ha compiuto molti passi in avanti nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata”. Lo dice il presidente della Camera, Fico, nel suo messaggio inviato al Presidente della Fondazione Rocco Chinnici, Giovanni Chinnici, per gli eventi commerativi del 39° anniversario della strage di via Pipitone Federico.

“La legalità, il senso di giustizia, il rilancio del Paese, la nostra credibilità internazionale ci impongono di mantenere alta l’attenzione e di considerare la lotta alla mafia una priorità assoluta che richiede ogni sforzo. Figure come quella di Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e moltissimi altri ci ricordano che è una sfida che possiamo e che meritiamo di vincere”.

CARTABIA: “UN MAESTRO, GRAZIE A LUI IDEA DEL POOL

Ricordare oggi Rocco Chinnici significa non solo rendere un doveroso tributo a un fulgido esempio di uomo e di magistrato, ma significa ricordare un maestro. Un maestro che per primo elaborò l’idea del pool antimafia, una idea che è stata raccolta da chi, dopo di lui, è stato ed è chiamato a condurre le indagini contro la mafia e ogni forma di criminalità organizzata”. Così la Ministra della Giustizia, Cartabia, nel 39esimo anniversario dalla strage di via Pipitone a Palermo.

Il testo è stato inviato alla Fondazione Chinnici per il seminario al Palazzo di Giustizia di Palermo. “Nove anni dopo la strage di via Pipitone, lo stesso comune destino sarebbe stato condiviso da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – scrive Cartabia nella prefazione postuma agli scritti di Chinnici. “‘Uno per uno ci scelse: noi magistrati che solo dopo la sua morte – scriveva Borsellino – avremmo costituito il così detto pool antimafia’”.

Nasceva allora a Palermo quel modo di lavorare all’insegna della specializzazione, del coordinamento, della condivisione delle informazioni. Sarebbe diventato un paradigma a livello nazionale e internazionale nel contrasto al crimine organizzato”

Fonte Dire.it