Agenti di Ranza sospesi dal servizio portano in Italia 6 persone tra donne e bambini dell’Ucraina

I 15 agenti del carcere di Ranza (San Gimignano) sospesi dal servizio per il presunto reato di torture, per il quale sono ancora in corso le indagini, hanno organizzato un viaggio di solidarietà per salvare cittadini dell’Ucraina.

«Per decidere chi dovesse partire in direzione di un centro di accoglienza slovacco per portare in salvo 6
persone i 15 agenti hanno effettuato un sorteggio per decidere quali fossero i due che dovevano partire», comunica Stefano Sorice , coordinatore territoriale UILPA Polizia Penitenziaria di San Gimignano.

«Un gesto di umanità encomiabile, un enorme contributo alla causa in sostegno dell’Ucraina. La scorsa settimana, due dei 15 Poliziotti Penitenziari sospesi, volontariamente, dopo aver organizzato in forma totalmente privata il viaggio di solidarietà, si sono recati al confine slovacco per sostenere le persone che fuggono dalla guerra, portando con sé generi di prima necessità. 1600 km per poi fare rientro a Siena portando in salvo 6 persone, 4 donne e 3 bambini
di 7, 2 anni e 8 mesi
, successivamente affidati alla Diocesi di Siena ed alla Caritas».

«Il gesto eroico – continua Sorice – compiuto dagli Agenti di Polizia Penitenziaria è un atto di solidarietà che entra totalmente in contrasto con quella che è l’immagine esposta all’opinione pubblica, nella quale vengono dipinti come torturatori.

«Ancor di più se si pensa alla decisione dell’Amministrazione di sospenderli tramite un provvedimento amministrativo “facoltativo” e cautelare, ma questo dopo tre anni dai fatti e durante i quali gli Agenti hanno lavorato in maniera ottimale riportando giudizi eccellenti».

La sospensione. «Dall’agosto del 2021 questi 15 agenti sono a casa, con stipendio dimezzato e vivono nell’incertezza in attesa di una buona notizia che li riscatti e che gli dia la giustizia nella quale ancora fermamente credono. Questa azione testimonia il loro immenso contributo alla causa Ucraina e rappresenta il gesto di uomini sensibili, servitori dello Stato, esseri umani con famiglie, con figli e con la speranza viva di poter tornare ad indossare quanto prima la divisa blu, come hanno così orgogliosamente fatto nei loro scorsi anni di lavoro. La divisa della Polizia Penitenziaria che veste uomini e donne valorosi, non torturatori e questa ne è la prova. Perché come diceva Don Milani “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali.” La Uil è orgogliosa di voi», conclude Sorice.

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