“Se c’è crisi le donne pagano il prezzo più alto”, parla Pina Picerno, vice-presidente del Parlamento europeo

 “Oggi siamo in un momento drammatico per l’ Europa e il mondo intero. Sono giorni complessi, incredibili da ogni punto di vista. Qualche giorno c’è stata la sessione plenaria straordinaria del Parlamento europeo, un momento di grande commozione e condivisione di consapevolezza del dramma che abbiamo di fronte. L’attacco all’Ucraina, uno stato sovrano, alla sua popolazione e al suo presidente, deve essere fermato. È un attacco alle nostre democrazie liberali. Non possiamo immaginare che i confini di uno stato sovrano possano essere modificati attraverso l’utilizzo dei carri armati. Ecco perché tutto il mondo libero si è mobilitato. Con sanzioni che hanno il compito di bloccare la possibilità di finanziare questa guerra. Noi non smettiamo di credere nella diplomazia, che per le nostre democrazie è l’arma più potente”. Così la vice-presidente del Parlamento europeo Pina Picierno, intervenuta stamattina alla conferenza ‘Dalla pandemia alla She- covery. Valorizzazione, empowerment e partecipazione femminile come chiave per la ripresa’.

Sul tema della conferenza, “mi sta molto a cuore- ha detto Picierno- La pandemia ha aggravato il divario di genere e questo era stato anticipato da molte, come Linda Laura Sabbadini, anche prima dei dati. Non per stregoneria, ma perché conosce le fragilità del nostro sistema. Se in Italia c’è una crisi due cose sono scontate: che le donne ne pagheranno il prezzo e il prezzo più alta. Attenzione a considerare il divario di genere nella sua trasversalità. Soprattutto in una stagione di investimenti pubblici (con il Pnrr), l’impatto del divario di genere deve essere considerato nella sua forma complessiva. Quanto condiziona la vita lavorativa e sociale delle donne un sistema scolastico inefficiente o debole? E un sistema di trasporti pubblici lento e poco interconnesso? E una pubblica amministrazione non digitale? Un sistema fiscale che penalizza la libera iniziativa economica? Un mercato del lavoro che ha tagliato di netto i diritti delle nuove e vecchie generazioni? Dov’è tutto questo nel dibattito italiano e nel dibattito sul Pnrr? Io noto un dibattito molto simile a quello che ciclicamente si svolge sulle ‘grandi occasioni’. Grandi occasioni che puntualmente abbiamo perso”.

Per Picierno, “Non abbiamo capito fin qui che la politica di coesione non si fonda unicamente sul piano formale di una corretta spesa pubblica ma si fonda sulla valutazione delle performance, sulla valutazione di impatto. Questo riguarda anche le altre due missioni, sul Mezzogiorno o sulle nuove generazioni. C’è una attenzione spasmodica al dato distributivo ma non si dice nulla sulla efficacia. Penso ai comuni: sono gli erogatori di servizi primari e più prossimi ai cittadini. Sono centrali per la lotta al divario di genere. Ma dalle informazioni che raccolgo- ha concluso- stanno trovando enormi difficoltà anche nella partecipazione dei bandi, in particolare nel Mezzogiorno. I comuni vanno sostenuti, va sostenuta la missione nazionale del Pnrr: ridurre il divario, al Sud e per donne e giovani”.

SABBADINI: “PNRR GRANDE OPPORTUNITÀ, MA NON PER LE DONNE

“Il Pnrr è una grande opportunità, ma non è stato disegnato per esserlo per le donne. Non sono stati messi in atto quegli strumenti necessari per il balzo femminile. Mentre sulla rivoluzione tecnologica e sulla transizione ecologica è stato molto netto e chiaro, così come sulle infrastrutture economiche, sulle questioni cruciali per sviluppo delle donne, no”. A dirlo, nel corso della conferenza di stamattina è la statistica Linda Laura Sabbadini.

“L’investimento sui nidi permette di arrivare il 5 anni agli obiettivi che l’Europa si era data nel 2010- ha aggiunto l’esperta- Non si è investito come si doveva in altre infrastrutture sociali, come quelle per gli anziani. E oggettivamente quelli sono posti di lavoro femminile. È stata introdotta una clausola di salvaguardia per le donne del 30%: dall’Europa mi sarei aspettata di più. Se vincoli gli investimenti alla transizione digitale ed ecologica, che porta posti di lavoro maschile, bisognava tutelare anche l’occupazione femminile. A parole si parla di gender mainstreaming: va bene, ma nei fatti questo nel nostro paese non è mai stato applicato. Per farlo bisognerebbe valutare l’impatto di genere delle misure prese. Qualcuno l’ha fatto? Nel nostro paese abbiamo abitudine di proclamare politiche di genere piuttosto che praticarle seriamente”.

Per l’esperta, “Con investimenti così grandi come il Pnrr, bisogna esigere la valutazione di impatto. Ma io non vedo nessuno studio di questo tipo. Do quindi per scontato che, visto che quella clausola non è vincolante, rimarrà una petizione di principio. È il momento di dare una sterzata. Su questo piano le politiche nel nostro paese non sono mai state chiare. Noi abbiamo istituito i nidi pubblici nel ’71 e oggi il 12% dei bambini vanno nei nidi pubblici: è una vergogna. C’è necessità del welfare di prossimità. Storicamente non abbiamo mai investito in politiche di genere, è ora che con il Pnrr si faccia anche aggiungendo altri fondi perché pochi ne sono stati stanziati”.

Ha detto ancora Sabbadini: “Abbiamo avuto un 2020 e un 2021 ma anche una storia alle spalle in cui abbiamo accumulato svantaggio nei confronti delle altre donne europee. Man mano che siamo andate avanti ci siamo allontanate dai livelli europei. Vuol dire che nel 2008 eravamo a 11 punti di distanza, poi 13 poi 14. Arriva la pandemia e nel nostro paese, e non in tutti è stato così, ha provocato la ‘she- session’, un crollo immediato dell’occupazione femminile. Questo perché le donne sono inserite nei servizi e nei lavori precari e irregolari. Nel 2021 hanno recuperato più degli uomini. A dicembre abbiamo recuperato con qualcosa in più rispetto al tasso di occupazione del 2019. Dobbiamo vedere come si consolida. Ma che guadagno è stato? In un anno c’è stata una ricomposizione dell’occupazione- ha concluso Sabbadini- È crollata la componente delle imprenditrici, è aumentata notevolmente la componente dei lavori precari. Siamo tornati ai livelli dell’occupazione femminile del 2019 con un forte incremento della componente precaria. Veniamo da anni, dal 2008, in cui la qualità del lavoro femminile è peggiorata nel tempo con l’aumento del part- time involontario (triplo rispetto al resto dell’Europa). C’è un problema di sovra istruzione e di peggioramento della conciliazione dei tempi di vita”, ha concluso.

«Agenzia DiRE» «www.dire.it»

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