Ucraina, accordo con Mosca per corridoi umanitari. Putin: “L’operazione va avanti”

 Secondo round di negoziati tra Ucraina e Russia al confine con la Bielorussia. L’obiettivo minimo della squadra inviata da Kiev sarebbe quello di ottenere un accordo sui corridoi umanitari per i civili colpiti dalle ostilità, secondo quanto afferma l’esponente della delegazione ucraina, David Arakhamia, rilanciato dal portale locale in lingua inglese The Kyiv Indipendent.

La partecipazione del governo del presidente Volodymyr Zelensky all’incontro di oggi è rimasta incerta fino all’ultimo. Il capo dello Stato ha più volte indicato come precondizione per lo svolgimento dei colloqui la cessazione dei bombardamenti russi sulle città ucraine.

Dal canto suo, la Russia si è detta pronta a discutere anche di una tregua, per quanto nelle ultime ore il ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov abbia rilanciato la necessità di “demilitarizzare” il Paese vicino per poter procedere a qualsiasi tipo di intesa.

C’È INTESA CON MOSCA SU CORRIDOI UMANITARI PER I CIVILI

Russia e Ucraina hanno raggiunto un’intesa sulla fornitura congiunta di corridoi umanitari per l’evacuazione dei cittadini dalle città colpite dal conflitto. Lo riporta l’agenzia Ria Novosti rilanciando le parole di un consigliere di Mikhail Podolyak, capo dell’ufficio della presidenza ucraina a capo della delegazione ucraina ai negoziati che si sono svolti oggi al confine tra Bielorussia e Polonia. La conferma è giunta anche dal capo delegazione del Cremlino, Vladimir Medinsky.

Secondo quanto riferisce Ria, Kiev e Mosca sono pronte a organizzare canali di comunicazione speciali per interagire durante le evacuazioni e sono inoltre disposte a discutere la possibilità di un cessate il fuoco durante queste operazioni.

Le due parti hanno poi annunciato un terzo round nei prossimi giorni. Nonostante questo, secondo Ria, la delegazione ucraina ha anche riferito di non aver ottenuto i risultati su cui sperava prima dell’inizio del colloquio con i rappresentanti del governo russo.

KIEV APPROVA LEGGI DI GUERRA E MOBILITAZIONE GENERALE

Il Parlamento dell’Ucraina ha approvato un pacchetto di leggi definito “di guerra” dai media ucraini che introduce la mobilitazione generale dei riservisti e un “inasprimento delle pene per i crimini contro la sicurezza nazionale”. I provvedimenti, fra i quali diversi emendamenti al codice penale, intendono rafforzare i termine dello stato di legge marziale in vigore in Ucraina da giovedì scorso, giorno in cui la Russia ha lanciato un’operazione militare su larga scala nel territorio del Paese. L’elenco delle misure adottate dai deputati è disponibile sul portale della Verkhovna Rada, questo il nome dell’assemblea unicamerale che assolve le funzioni legislative nel Paese.

I provvedimenti introdotti, tra le altre cose, permettono allo Stato maggiore dell’esercito di decidere quanti riservisti arruolare nei vari reparti “per soddisfare le esigenze delle forze armate ucraine” e di “assegnare temporaneamente edifici, strutture, terreni, trasporti e altri mezzi materiali e tecnici” a scopo di difesa. Stando a quanto riporta il quotidiano in lingua inglese The Kyiv Independent, il pacchetto di leggi introduce la responsabilità penale per chi coopera in qualche misura con la Russia e l’autorizzazione a confiscare beni appartenenti a Mosca e ad “alcuni dei suoi cittadini”.

PUTIN: OPERAZIONE AVANTI COME PREVISTO, NOSTRI SOLDATI EROI

L’operazione militare russa in Ucraina sta procedendo “in stretta conformità con il programma, secondo il piano. Tutti i compiti previsti vengono risolti con successo“. Lo ha detto oggi il presidente della Russia Vladimir Putin nel corso di un incontro con i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

A detta di Putin l’offensiva, lanciata esattamente una settima fa, è stata intrapresa per “proteggere la popolazione russa nel Donbass e per garantire la sicurezza della patria”. Un riferimento questo, alla regione orientale del Paese dove si trovano due auto-proclamate repubbliche indipendenti filo russe il cui riconoscimento da parte di Mosca ha preceduto il conflitto in corso.

Il capo del Cremlino ha messo una particolare enfasi sull’impegno dei soldati e degli ufficiali di Mosca che “agiscono con coraggio, come dei veri eroi”. Un eroismo che il presidente ha deciso di ricompensare con una donazione da “7,4 milioni di rubli”, poco più di 62.500 euro, a ogni famiglia di un militare ucciso in battaglia. Putin ha inoltre annunciato il conferimento del titolo postumo di ‘Eroe della Russia’ a un luogotenente nativo della regione del Caucaso del Daghestan, Nurmagomed Gadzhimagomedov, ritenuto il primo ufficiale russo a perdere la vita nel conflitto.

DIFESA MOSCA: CORRIDOI UMANITARI PER STRANIERI A KHARKIV

Le forze armate russe si starebbero predisponendo a interrompere i bombardamenti nei dintorni della città ucraina di Kharkiv, nel nord est del Paese, nell’ottica di favorire corridoi umanitari per i cittadini di Paesi terzi. Lo riferisce il dipartimento delle Comunicazione del ministero della Difesa di Mosca, citato dal quotidiano indipendente Novaya Gazeta, vicino all’opposizione.

Tramite una nota il dicastero della Difesa ha comunicato che “già oggi 130 autobus” sono pronti a partire “dall’oblast di confine di Bolgorod” per le città di Kharkiv e Sumy, distanti entrambe circa 30 chilometri da due diversi punti del confine russo, per “soccorrere studenti indiani e altri cittadini stranieri”.

A Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, situata ad appena 65 chilometri dall’omonimo capoluogo dell’oblast di Belgorod, si concentrano da giorni intensi combattimenti e bombardamenti russi. Kharkiv è sede di una prestigiosa università. Nella città vivevano al momento dello scoppio del conflitto circa 76mila studenti stranieri, di cui 20mila indiani. Nei giorni scorsi il ministero degli Esteri di Delhi ha confermato anche la morte di almeno un cittadino indiano residente in città.

La Difesa di Mosca ha anche reso noto che gli sfollati recuperati con i pullman verranno poi trasferiti a Belgorod e da lì portati in aereo verso i loro rispettivi Paesi di origine. Aiuti umanitari per i cittadini ucraini si starebbero organizzando anche nell’oblast di Voronezh, un centinaio di chilometri dal confine, secondo quanto riferito dal governatore della regione, Alexander Gusev, citato dall’agenzia pubblica Tass.

Degli oltre un milione di profughi che ha lasciato l’Ucraina dall’inizio dei combattimento almeno 47mila si sono recati in Russia, stando ai dati dell’agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

LAVROV: “TOGLIERE ARMI A KIEV UNICA STRADA PER LA PACE”

Qualsiasi accordo di pace con Kiev deve implicare la “completa rimozione dall’Ucraina delle infrastrutture belliche” che “minacciano” la Russia. Così il ministro degli Esteri di Mosca, Sergej Lavrov, citato dall’agenzia pubblica Tass nel giorno in cui è previsto il secondo round di negoziati tra i due Paesi. Il contesto è quello dell’operazione militare su larga scala lanciata dalla Russia in territorio ucraino la settimana scorsa.

“Siamo pronti a parlare, ma continueremo la nostra operazione, perché non possiamo permetterci di mantenere le infrastrutture in Ucraina che minacciano il nostro Paese”, ha ribadito il capo della diplomazia del Cremlino anche in riferimento all’incontro di oggi.

Lavrov ha poi indicato quelli che a suo dire sono gli obiettivi dell’operazione “speciale” lanciata dal presidente Vladimir Putin all’alba di giovedì scorso“smilitarizzare l’Ucraina in modo da prevenire la presenza di armi che minacciano la Russia in qualsiasi momento; ‘denazificare’ il Paese vicino, perché nessuno ha cancellato il verdetto del Tribunale di Norimberga; fornire garanzie alla Russia senza che Kiev aderisca alla Nato”.

Il ministro degli Esteri russo ha sostenuto inoltre che l’obiettivo dell’Occidente non è quello di proteggere l’Ucraina, quanto piuttosto di “smantellare” la Russia.

PROSEGUONO I COMBATTIMENTI: DOPO KHERSON, ORA MARIUPOL SOTTO ASSEDIO

I combattimenti intanto non si fermano. Uno dei fronti più caldi del conflitto in corso in Ucraina sembra essere quello meridionale, punto di apertura del Paese verso il Mar Nero e luogo di confine con la provincia della Crimea, unilateralmente annessa da Mosca nel 2014. Dopo una serie di iniziali smentite Igor Kolykhaev, sindaco di Kherson, 300mila abitanti a circa 80 chilometri dal Mar Nero, ha confermato la conquista della città da parte le forze armate russe annunciata ieri dal ministero della Difesa di Mosca.

Combattimenti intensi si registrano anche a Mariupol, centro portuale situato nell’oblast del Donestk, sede di una auto proclamata repubblica indipendente riconosciuta e sostenuta da Mosca, circa 370 chilometri a est di Kherson. Il consiglio municipale della città, oltre 490mila abitanti, ha accusato le forze armate russe di di aver lasciato la popolazione dopo aver “deliberatamente colpito per sette giorni infrastrutture civili chiave”.

In un comunicato l’organismo municipale parla di “genocidio” degli ucraini. Stando a quanto riferiscono media internazionali, il sostanziale assedio della città è stato confermato anche da un consigliere del ministro degli Interni ucraino, Anton Herashchenko.
Dal canto suo Mosca ha accusato l’Ucraina di voler fare uso di scudi umani durante le ostilità, anche nel contesto dei combattimenti a Mariupol. “Ci sono molte informazioni sulle provocazioni che sta preparando Kiev, anche a Mariupol e in altri territori, dove gli ucraini stanno ora cercando di usare i cittadini come scudi umani”, ha detto il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, citato dall’agenzia pubblica Tass.

Le ostilità sono estese anche alla capitale Kiev, dove continuano le notizie di bombardamenti. Nel suo ultimo discorso televisivo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che l’esercito di Mosca “non sta mettendo a segno alcun successo dal punto di vista strategico” e che i continui attacchi aerei sono prova del fatto che “l’armata russa non riesce a ottenere nulla di significativo sulla terra” ucraina.

APERTA UN’INDAGINE PER CRIMINI DI GUERRA

Intanto dopo la condanna dell’Onu all’attacco di Mosca, si muove anche la Corte Penale Internazionale. Il procuratore del tribunale con sede all’Aia, Karim A.A. Khan QC, ha annunciato che, dopo la segnalazione di 39 Paesi (tra cui l’Italia) aderenti allo Statuto di Roma, ha aperto un’inchiesta sulla situazione in Ucraina “a partire dal 21 novembre 2013 fino a oggi”. L’obiettivo dell’inchiesta, spiega il procuratore Khan, è scoprire se ci sono stati “crimini di guerra, crimini contro l’umanità o genocidi commessi in qualsiasi parte del territorio ucraino da qualsiasi persona”.

Il procuratore ha fatto sapere di voler procedere immediatamente con “investigazioni attive” e di aver già iniziato a raccogliere prove. Secondo l’ufficio di Khan, ci sono “ragionevoli motivi per credere che crimini che ricadono sotto la giurisdizione della Cpi sono stati commessi“. Dall’Aia si assicura che l’inchiesta sarà condotta “oggettivamente e in maniera indipendente” e che saranno presi contatti con tutti gli stakeholders e con le parti in causa nel conflitto. Il procuratore della Cpi ha invitato queste ultime ad “aderire strettamente alle regole del diritto internazionale umanitario”.

«Agenzia DiRE» «www.dire.it»

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