Lucio Dalla, 4/3/1943. Suggestioni ed emozioni di un musicista irriverente

La vita e l’amore. Canzoni d’amore, di viaggio, di  mare. Canzoni che parlano di frammenti di vita, canzoni che parlano dell’uomo. Prima musica, poi parole.  “È una lacrima su una calza  / È il mio piede che si bagna / È una faccia dentro un autobus / Che nel buio si allontana / Ecco che cos’è questo amore / Crocefisso senza croce / Che si è asciugato nel silenzio” (Questo amore). 

E’ Lucio che sperimentando ritmi e armonie intraprende viaggi pragmaticamente immaginifici nella sua e nella nostra esistenza. Qui dove sacro e profano si contaminano nella semplicità del vivere quotidiano. Qui dove politica e perbenismo vengono squarciati dal vocalismo improvvisato di Lucio, libera imitazione vocale degli strumenti (scat).  Nel mondo sì,  ma con lo sguardo da una prospettiva altra, là  dove la poesia si fa musica ironica  e le parole declinano in lieve sarcasmo. 

Dal jazz alle ballate, dalla musica pop a quella beat  attraversando il blues fino al rock Lucio scrive cinquant’anni di storia e di musica, di amarezza e di speranza. Quindi, “Chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro / Qui tutto il mondo sembra fatto di vetro / E sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio” ma “aspettiamo che ritorni la luce” (Futura). Canzoni tessute con parole che seguono il flusso continuo dei pensieri, immagini e metafore dentro la prosodia del quotidiano. Lucio Dalla diventa irriverente eppure malinconicamente dolce facendo vibrare le corde di ognuno di noi.

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