Fuga dalla guerra con il figlio: la testimonianza di una mamma ucraina. 3 giorni di viaggio verso Poggibonsi

«Siamo scappati la mattina dell’attacco russo, abbiamo preso un pezzo di pane e qualche mela e siamo scappati via». Parla bene l’italiano Myroslava Rudyk, 37 anni di Leopoli, che a Poggibonsi ci ha vissuto per 10 anni prima di tornare in patria per far imparare al figlio,13 anni, la lingua d’origine, fargli conoscere il paese, la gente, la cultura.

La guerra ha sorpreso mamma e figliolo. «Era nell’aria, certo», racconta al nostro giornale. «C’erano i carri armati al confine, ma non pensavamo che scoppiasse davvero la guerra».

Poi la guerra è arrivata davvero. «Alle 7 di mattina di giovedì (24 febbraio ndr) mi è arrivato un messaggio sul cellulare che avevo appena acceso. “Chi è a quest’ora”? mi sono detta. Era l’insegnante di mio figlio che avvertiva che le lezioni si sarebbero tenute in didattica a distanza perché era scoppiata la guerra. E allora non ci ho pensato su due volte, ho preso qualche vestito, i documenti, ho detto a mio figlio di mettersi qualcosa di pesante e di uscire».

E’ iniziata così la fuga verso l’Italia dove si trovava il marito, anche lui ucraino, ma rimasto a Poggibonsi per lavoro. «Non sapevo se i treni o gli autobus funzionassero, non sapevo cosa avrei trovato. Per strada però la gente era calma, le persone avevano le borse in mano, andavano lentamente verso i rifugi sotto terra. Io mi affannavo, ero in ansia, gli altri calmi. Sembrava avessero tutti una sorta di rassegnazione».

Nonostante la guerra appena scoppiata, tutto sembrava nella normalità. «I negozi erano aperti, gli autobus e la metropolitana viaggiavano. Io e mio figlio siamo riusciti ad arrivare in Polonia e da qui, poi proseguire fino in Italia, a Poggibonsi. Un viaggio lungo 3 giorni, un’odissea tra paura, ansia, angoscia.

Adesso Myroslava Rudyk si sente più tranquilla, ma in Ucraina ha lasciato i parenti, il fratello. «Proviamo a telefonarci, ma i telefoni sono tutti controllo da parte dei russi, parliamo in segreto, abbiamo paura di far capire quello che ci diciamo. Adesso spero che finisca davvero presto questa guerra».

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