Cacciari contro schwa e asterisco: “Il rispetto non passa per una trasformazione artificiale”

massimo cacciari

ROMA – “Questi tentativi di far passare il rispetto delle persone attraverso trasformazioni artificiali e meccaniche della lingua italiana sono ingenui e patetici ma soprattutto sintomo di una intolleranza tipica dei giorni nostri“. Così il filosofo Massimo Cacciari ha spiegato ai microfoni di Radio Roma la sua decisione di aderire alla petizione lanciata sui social network contro l’uso dello schwa e dell’asterisco.

Ospite del programma pomeridiano “Drive Time”, il filosofo ha commentato la proposta di introdurre il simbolo “Ə” al posto delle tradizionali desinenze per rendere la lingua italiana più inclusiva e meno legata al predominio del genere maschile: “L’evoluzione naturale della lingua- spiega Massimo Cacciari- va verso la semplificazione e non verso complicazioni irragionevoli. Per affrontare in modo davvero efficace i temi che stanno alla base di questa iniziativa, cioè il rispetto di tutti e l’inclusività, serve anzitutto un appello all’intelligenza: si discuta pure in modo consapevole, portando ognuno le ragioni in modo rispettoso delle opinioni differenti rispetto alle nostre ma non dimentichiamo che devono essere le coscienze dei singoli a maturare una reale presa di coscienza, non ci si può arrivare solo attraverso iniziative politiche o legali”.

Per Cacciari, invece, anche su questo aspetto è in corso una battaglia ideologica che contribuirà soltanto a polarizzare l’opinione pubblica su posizioni divergenti: “Queste violenze alle parole, alla lingua italiana, sono pura idolatria- ha chiosato il filosofo- Pensare che il rispetto delle persone passi attraverso trasformazioni artificiali e meccaniche della lingua è ingenuo e decisamente patetico ma è anche il sintomo di una intolleranza, di un settarismo e di un fanatismo che ormai sta dilagando a tutti i livelli nella società contemporanea. Di fronte a temi così delicati che prevedono regole rigide e incontrovertibili come la matematica servirebbe applicare un po’ di ragionevolezza”, conclude

«Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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