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Morire in ospedale, completamente solo, a 23 anni: la rabbia della mamma, la versione della Usl

Il ragazzo sarebbe stato lasciato morire solo senza

E’ morto, solo. A 23 anni. Senza che i genitori potessero vederlo. Senza che la mamma potesse stringergli la mano per l’ultima volta. E’ successo all’ospedale Torregalli, il Nuovo San Giovanni di Dio a Scandicci.

La mamma non è potuta entrare per le norme anti Covid, per quanto la famiglia ha raccontato alla trasmissione Agorà, in onda su Rai3, nei giorni scorsi.

Dopo essersi sentito male a casa, Simone Benvenuti 23anni è stato portato all’ospedale San Giovanni di Dio, detto di Torregalli, dove è rimasto per quattro giorni. Nonostante una telefonata del ragazzo alla mamma per dirle che stava male, alla donna è stato negato l’accesso. Poi, durante la notte la famiglia è stata avvertita della morte del figlio. A quel punto, stando alle dichiarazioni dei famigliari, sarebbero lasciati entrare in tre.

Il parere dell’Azienda. L’Azienda Usl Toscana Centro esprime sentite condoglianze e vicinanza ai genitori ed alla famiglia del giovane ventitreenne deceduto al San Giovanni di Dio nei giorni scorsi.

La direzione sanitaria dell’ospedale spiega quanto accaduto:

«Il ragazzo è stato ricoverato giovedì 13 gennaio per una sindrome emolitica di cui era affetto fin da bambino. Il decorso clinico è stato stabile, il  paziente  è stato trattato con terapia concordata con lo specialista ematologo.

Le condizioni di salute dei pazienti ricoverati vengono comunicate  telefonicamente ai familiari ogni due giorni, salvo situazioni di emergenza che richiedono contatti immediati, in ottemperanza a quanto disposto dalle norme in materia di sicurezza anticontagio. La circolare regionale prevede infatti deroga di accesso dei parenti nei reparti nei seguenti casi: stato terminale o marcato aggravamento, minori o persone con disabilità. Casistica che non era applicabile nel caso del ragazzo.

Venerdì 14 gennaio i sanitari hanno dato comunicazione sullo stato di salute del figlio alla madre. La situazione clinica  del ragazzo era stabile.

Il giorno successivo, sabato 15, è stato somministrato ossigeno a bassi flussi ed il paziente è stato rivalutato dal medico. Alle 21.30 ne è stata data comunicazione alla madre. In quel momento il quadro clinico non mostrava instabilità e non lasciava prevedere una evoluzione precipitosa. Il ragazzo nel corso della serata è stato nuovamente rivalutato ed in accordo con gli specialisti è stata concordata una emotrasfusione. Di ciò la madre è stata avvertita.

Nelle ore successive tutti i parametri si sono mantenuti stabili. Alle ore 4.30, in maniera improvvisa e non prevedibile si è verificato un arresto cardio-respiratorio e sono state immediatamente praticate le manovre rianimatorie a cui il paziente non ha risposto e purtroppo l’esito è stato infausto.

I sanitari intervenuti sono ancora  molto provati e turbati per quanto accaduto e trasmettono ai familiari il loro personale cordoglio.

E’ stato proposto di eseguire il riscontro autoptico a cui i familiari non hanno dato il consenso».

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