Inascoltati e senza prospettive, ecco perchè i giovani sono violenti

Parla lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini: "I giovani si sentono persi e la pandemia ha peggiorato il loro disagio"

MILANO – “Il tema è l’esclusione dal futuro: l’adolescente soffre per un’assenza di prospettive”. A parlare con la ‘Dire’ è Matteo Lancini, psicologo-psicoterapeuta e presidente della Fondazione Minotauro, associazione che da anni si occupa di fornire assistenza ai giovani attraverso un consultorio gratuito, un centro clinico e diversi progetti di formazione.
Lancini, che da poco ha pubblicato un libro dal titolo ‘L’età tradita. Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti’, è convinto che il disagio e la disperazione avvertita dalle nuove generazioni derivi dalla certezza “di una progettualità futura” inesistente: i giovani si sentono persi, parlano ma sanno di non essere ascoltati.
Si arrabbiano e scaricano questa tensione su sé stessi o, in alcuni casi, sugli altri: “Nella maggior parte dei disagi l’attacco è verso sé stessi, perché non ci si sente all’altezza”, spiega Lancini. Crescono sentimenti come ansia e panico: si arriva in determinate situazioni a privarsi del cibo o a isolarsi. Ma non solo.

SI CERCA LO SCONTRO PER AVERE VISIBIILITÀ

Esistono anche forme di disperazione in cui è l’altro a diventare lo sfogo principale per la propria frustrazione. “Non c’è progettualità, il gruppo diventa appartenenza e ti sembra di non sentirti solo”, sottolinea Lancini. Si cercano lo scontro e l’occasione per avere visibilità: anche per questo motivo le risse tra gruppi sono diventate così frequenti. Da inizio anno a Milano sono già decine i giovani, spesso minorenni, fermati per aver esercitato violenza in luoghi pubblici.

DISAGIO PEGGIORATO DALLA PANDEMIA, MA C’ERA GIÀ

Questo disagio è stato “esacerbato” dalla pandemia, ma non è nato con la pandemia: per Lancini è importante sottolinearlo, altrimenti non si comprendono neanche le ragioni che sono alla base di questa sofferenza. “Stiamo parlando di un’emergenza che era già presente. Forse non interessava molto, ma c’era già”, ribadisce.

Il tema è stato sollevato anche dal presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei durante la cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Ondei ha incolpato le istituzioni di aver rivolto attenzione ai giovani solo “quando l’esplosione di rabbia collettiva è emersa in fatti di cronaca visibili”, come la rissa avvenuta a gennaio di un anno fa tra due gruppi di ragazzi armati vicino Gallarate, in provincia di Varese. Secondo il presidente della Fondazione Minotauro, per aiutare gli adolescenti bisogna innanzitutto “organizzare dei dispositivi che li facciano sentire coinvolti”. In questo senso, potrebbe essere utile destinare- realmente- qualche risorsa del Pnrr a favore delle nuove generazioni: “La politica dovrebbe convocarli e dargli dei ruoli, la semplice comparsata in consiglio comunale o regionale non basta”.

“PARTIRE DALL’ASCOLTO E NON RIMUOVERE IL DOLORE CHE CI RACCONTANO”

Per Lancini il punto di partenza è l’ascolto, a patto che sia “reale”, perché spesso si vuole semplicemente “rimuovere il dolore raccontato dai giovani”. Accettarlo è più difficile: “Quando si suicida un ragazzo non lo vogliamo dire, non vogliamo sentirlo”, osserva Lancini.
Ma proprio la pandemia, allora, può essere un’occasione per imparare a parlare di questa “disperazione” senza nasconderla. Spetta agli adulti iniziare a fare la propria parte: la famiglia deve “ascoltare”, la politica “coinvolgere” e la scuola imparare “a essere sempre connessa”.

«Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

#giovani #violenza

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