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Nelle fogne le tracce del Covid, un modo per controllare le ondate di contagio

Dala Regione un progetto per analizzare le feci e capire l'andamento dei contagi

Analizzare le feci per capire l’andamento dei contagi da #Covid. Ogni nuova ondata di crescita di casi positivi al Covid-19 è stata segnalata dalla rete di monitoraggio delle #fogne, in coerenza con i risultati dei tamponi effettuati in Toscana dalla primavera a oggi.

Sono questi alcuni dei risultati preliminari di un progetto “per il monitoraggio e la modellazione della presenza del virus Sars-CoV-2 nelle reti fognarie per la definizione un sistema di allerta precoce dell’evoluzione dell’epidemia di Sars-CoV-2, attraverso la modellazione della rete fognaria e l’individuazione di una serie di punti di monitoraggio su cui eseguire la ricerca del virus”.

il presidente Eugenio Giani

Come spiega il presidente della Regione Eugenio Giani, «questo ci aiuta a rilevare l’eventuale presenza di focolai, a seguire l’evoluzione della diffusione del virus o a individuarne di nuovi, per intervenire tempestivamente con azioni mirate di contrasto». E, sottolinea l’assessore Simone Bezzini «questi primi risultati ci incoraggiano a proseguire su questa strada e a continuare ad avvalerci delle nostre professionalità».

La storia del progetto

La presenza di Sars CoV2 nelle feci di persone infette ha evidenziato, a livello internazionale, la possibilità di utilizzare le acque reflue, come ulteriore strumento di sorveglianza della malattia in un’ottica di “wastewater-based epidemiology” (wbe).

Estendere la sorveglianza mediante l’analisi dei reflui fognari rappresenta una formidabile possibilità per identificare eventuali nuovi focolai e prevenire in modo efficace la loro diffusione nella popolazione. La ricerca di #virus patogeni nei liquami permette di rilevare anche agenti non legati alla trasmissione oro-fecale, perché in genere le infezioni virali presentano più di una via di eliminazione. Il #Sars-CoV-2 è stato ritrovato nelle feci di almeno il 30% degli infetti.

Da gennaio 2021 le Università di Firenze e di Pisa, in collaborazione con Ingegnerie Toscane, l’Autorità Idrica Toscana e le aziende toscane di gestione del Servizio idrico integrato, hanno avviato un percorso finalizzato al monitoraggio della diffusione del Sars-CoV-2 nella rete di pubblica fognatura, che ha riunito e integrato precedenti attività di ricerca avviate fino a maggio 2020 e che ha portato la nostra Regione ad affidare ad Ingegnerie Toscane l’incarico di coordinare il gruppo di lavoro coinvolto nel progetto di ricerca, iniziato formalmente a marzo 2021.

Gli obiettivi di questo grande sforzo di conoscenza sono quelli di costruire un sistema di controllo dell’andamento epidemico e di dotarsi di una struttura operativa di early warning (allerta precoce) utile quando la pandemia regredirà e si dovrà essere pronti ad azioni di intervento veloci ed efficaci, per impedirne il ritorno.

Alcuni dati

La Toscana è caratterizzata da un territorio collinare con numerosi piccoli nuclei abitativi sparsi sul territorio, con una conseguente densità abitativa relativamente esigua e pari a 170 abitanti per chilometro quadrato.

L’86% della popolazione residente sul territorio toscano è servita da pubblica fognatura ed il 79% da depurazione delle acque reflue; in particolare, sono presenti 13.500 chilometri di reti fognarie e 1.200 impianti di trattamento.

Soltanto 30 depuratori servono i 2/3 della popolazione relativa alla totalità dei depuratori toscani, servendo ciascuno più di 30.000 abitanti equivalenti, e solo 17 depuratori servono metà della popolazione, provvedendo al servizio depurativo per tutti gli agglomerati, centri e nuclei abitativi con più di 50.000 abitanti.

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