Aumenta del 30% il prezzo della pasta. Impennata per banane e patate

Rincari a cascata nel settore alimentare: per i listini frutta aumenti fino al +70%, pane +10%, carne +5%. La crisi delle materie prime e il caro-energia fanno impennare il prezzi al dettaglio tanto da mettere a rischio anche caffè al bar, latte, vini e bevande

La crisi delle materie prime e il caro-energia stanno avendo ripercussioni dirette sui #prezzi al dettaglio dei prodotti #alimentari, con una moltitudine di rincari che in questi giorni si stanno registrando nei banchi di mercato, supermercati e negozi alimentari.

A denunciarlo l’associazione dei consumatori Consumerismo No Profit, che fornisce una prima stima degli incrementi dei listini al dettaglio.

In base ai dati raccolti e alle denunce delle organizzazioni di settore, frutta e verdura sono i generi alimentari che stanno subendo i rincari più pesanti – spiega Consumerismo – I maggiori costi della logistica, tra caro-energia e carburanti alle stelle, unitamente a problemi meteorologici, hanno prodotto aumenti dei listini che raggiungono il +70% per le banane, +60% per i funghi, +35% per le patate, +25% pere e zucche.

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«Le conseguenze dell’impazzimento del clima si fanno sentire, la prolungata siccità ha devastato le produzioni ortofrutticole la scorsa estate e continua a far sentire oggi i suoi effetti. L’andamento anomalo del meteo incide sia sui prezzi dei derivati dei cereali come pasta, pane, farine ma anche indirettamente sul prezzo delle carni, perché se i cereali destinati all’allevamento sono meno disponibili anche il prezzo delle carni sarà condizionato. L’economia odierna vive di strette relazioni che influenzano settori produttivi apparentemente lontani», spiega il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele.

Sui mercati ortofrutticoli all’ingrosso, inoltre, si registrano sensibili rialzi su base annua per carote (fino al +25% su Roma), cachi (+68% Torino), cavoli (+20% Roma), cicoria (+43% Bologna), castagne (+22% Roma).

Le tensioni nel settore delle materie prime, a partire dalle farine, hanno determinato poi incrementi del +10% nel prezzo del pane nelle principali città italiane e sino al 30% sulla #pasta, mentre rincari medi del +5% si registrano per #latte e #carne.

A rischio rincari anche vini e bevande, a causa dei maggiori costi di imbottigliamento legati agli incrementi di vetro, carta, legno, mentre la pausa caffè potrebbe diventare un salasso: il costo della tazzina al bar potrebbe presto raggiungere quota 1,50 euro, a causa dei maggiori costi in capo agli esercenti e dei rincari delle miscele il cui prezzo è cresciuto del 20% da inizio anno.

«Una ondata di rincari che avrà effetti sull’inflazione e impoverirà le tasche delle famiglie – in particolare quelle meno abbienti – trattandosi di beni primari di cui i consumatori non possono fare a meno. Ma le conseguenze saranno negative per l’intera economia, perché le famiglie reagiranno ai rincari e alla perdita del potere d’acquisto riducendo i consumi con effetti pesanti sulla ripresa economica del paese», conclude Luigi Gabriele.

AUMENTI PREZZI AL DETTAGLIO

Banane: +70%

Funghi: +60%

Patate: +35%

Pere: +25%

Zucche: +25%

Pane: +10%

Pasta: + 30%

Carne: +5%

Latte: +5%