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Bambino conteso, Eitan non è un caso unico: 8.331 denunce all’anno

Il caso del ragazzino portato in Israele è solo il più noto tra i tanti dimenticati

Non c’è soltanto Eitan. Ma il caso del ragazzino portato in Israele è solo il più noto tra i tanti dimenticati. In questi giorni, uno dei fatti di cronaca che più tiene banco è sicuramente quello dell’orfano di 5 anni, unico sopravvissuto della tragedia della funivia di Stresa sul Mottarone. Vista la forte risonanza mediatica, la vicenda è ormai diventato un caso eclatante e gli organi competenti si stanno dando da fare per risolvere quanto prima la delicata questione.

«I minori sottratti ai legittimi collocatari e trasferiti all’estero – sottolinea l’avvocato Valentina Ruggiero – sono però tanti e, purtroppo, dimenticati da tutti, soprattutto dalle istituzioni». Dichiarazione, questa, che si declina in un vero e proprio grido d’aiuto e di attenzione da parte dell’avvocato stesso esperto in diritto di famiglia, minorile e diritto accessorio) che da tempo scrive sull’argomento ed è concretamente in prima linea.

Nel caso di Eitan, il piccolo è conteso tra gli zii paterni (gli affidatari nominati ufficialmente) e il nonno materno che, senza alcun permesso, lo ha riportato in Israele con un volo privato. «Per capire meglio la vicenda – afferma Ruggiero – è necessario vedere nello specifico cosa accade quando si verifica un caso di sottrazione internazionale, così da comprendere tutte le lacune di legge e di fatto esistenti».

Quando il minore viene sottratto e condotto all’estero, il genitore (o chi ne fa le veci) che subisce il danno deve presentare apposita denuncia per sottrazione. Se il genitore è fortunato, ottenendo un provvedimento a suo favore, viene stabilita un’udienza di rimpatrio. I tempi, però, non sono velocissimi.

Nel frattempo, di solito, anche il genitore che ha sottratto il minore si rivolge alle autorità del luogo e poiché quasi tutte le giurisdizioni sono più veloci della nostra, il risultato arriva prima. «Fortunatamente – precisa Ruggiero – se la procedura è partita prima nel nostro Stato, è comunque il Giudice italiano a decidere. Ovviamente dovrà però relazionarsi con il Magistrato del Paese in cui al momento si trova il minore».

Risultato: i mesi passano e il bambino continua a rimanere lontano dalla figura genitoriale che ha subito il danno. Cosa che procura traumi spesso gravi proprio al minore.  Secondo uno studio del “Parental Child Abduction: The Long term Effects“, a cura della professoressa Marilyn Freeman per Human Rights, risulta che nel 73% dei casi i bambini sottratti conseguono effetti psicologici (anche a distanza di anni dalla sottrazione) e nel 18% le conseguenze sono gravi. 

Il minore, oltretutto, viene ascoltato presso il Tribunale del Paese in cui è stato condotto e, quasi sempre, rende dichiarazioni non spontanee perché influenzato e manipolato, spaventato all’idea di essere abbandonato anche dal genitore del posto. Da evidenziare – continua l’avvocato – che in alcuni paesi le dichiarazioni del minore non vengono neanche trascritte nei verbali. L’Ambasciata, nel frattempo, ha solo poteri mediativi e il genitore sottraente non ha neanche l’obbligo di rispondere a quella italiana.

Il Telefono Azzurro, solo nel 2019, ha registrato 8.331 denunce di scomparsa (di cui 5.376 stranieri e 2.955 italiani) e il fenomeno sembra non arrestarsi visto che i bambini che spariscono nel nulla sono sempre di più. Secondo Missing Children Europe,a livello globale, il problema ha proporzioni allarmanti.

Il più delle volte il minore viene poi rintracciato all’estero, portato via da un parente. I casi di bambini contesi tra l’Italia e l’estero sono quasi 250 all’anno e, nella maggioranza delle situazioni, circa il 60%, riguarda minori portati fuori dai confini, spesso con la scusa di una vacanza. Il restante 40% è rappresentato da bambini che si trovano nel nostro Paese e sono reclamati dall’estero. Meno del 5% dei bambini portati via fa ritorno in Italia, degli altri si perdono le tracce negli anni, senza nessun intervento delle Autorità preposte per riportarli fisicamente a casa.

Andando oltre i numeri e l’iter legale, di certo c’è che, in attesa che la giustizia faccia il suo corso, il genitore rimasto senza il minore in Italia non ha un’autorità reale e pratica di riferimento. L’unica vera “spalla” è rappresentato dagli Avvocati specialisti che supportano tecnicamente, ma anche psicologicamente, i propri assistiti.

«Personalmente – conclude Valentina Ruggiero con un pizzico di rammarico – a oggi, non ho esperienza di minori rientrati con disposizioni. Pochi, invece, quelli rimpatriati con transazioni». 

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