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RIFORMA DEL CATASTO DOPO LE ELEZIONI

L' adeguamento delle rendite degli immobili ai valori di mercato potrebbe portare a una crescita delle imposte

La riforma del catasto dopo ulteriori approfondimenti. L’intento, assicura Draghi, non è aumentare le tasse, ma far emergere beni che oggi non sono accatastati.

I partiti della maggioranza avrebbero chiesto a Draghi di aspettare soprattutto alla vigilia di un voto per le comunali molto combattuto. “Le resistenze politiche sono fortissime”, ammette la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra. 

La delega dovrebbe prevedere il mandato al Parlamento per rivedere le norme catastali. Draghi precisa: “Non intendiamo aumentare le tasse, questo non è il momento di prendere, ma di dare”. Pd e M5s sono più disponibili a vedere le carte del governo (senza aumentare le tasse, sottolineano anche loro), Matteo Salvini invece ribadisce il no fermo della Lega. “Per noi la casa degli italiani non si tocca”, dichiara il senatore Alberto Bagnai. “Per Forza Italia non esiste alcuna ipotesi di revisione degli estimi catastali, né qualsiasi altro intervento che riguardi le abitazioni degli italiani”, afferma Maurizio Gasparri.

In Italia una casa nuova nella periferia di Roma o Milano può essere soggetta a più tasse rispetto a una nel centro della stessa città. La casa è uno degli investimenti preferiti dagli italiani, infatti il 75% delle famiglie ne possiede una. Il peso delle imposte sugli immobili dipende da parametri ritenuti obsoleti e l’Europa chiede una riforma al passo con i tempi, riforma che risulta  necessaria per poter spendere i fondi del Recovery Fund

Il timore è un aumento generalizzato delle tasse, anche se l’obiettivo dichiarato è la cosiddetta invarianza di gettito. Con la riforma  il Fisco non incasserebbe di più in quanto si tratterebbe solo di riequilibrare i criteri, in modo che, per esempio, chi vive in periferia paghi meno e chi ha casa in una zona di pregio di più. 
Si parla quindi di una rivalutazione delle rendite al valore medio di mercato, di un conteggio dei metri quadrati anziché di vani e, ancora, una riduzione delle categorie nelle quali sono suddivisi gli immobili.

L’Imu sulle seconde case e le tasse sui rifiuti potrebbero aumentare se non si ritoccassero i livelli di prelievo; e anche l’Isee, il sistema che calcola la ricchezza delle famiglie e che serve per avere molti sconti e accesso ad aiuti pubblici, potrebbe cambiare, col rischio di far perdere i bonus.

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